La Sposa Dell’Imperatore (Jodhaa Akbar)

Sedicesimo secolo, l’impero Moghul è al massimo della sua potenza, ricoprendo quasi tutto il territorio dell’Asia meridionale durante la dominazione islamica in India. Tuttavia, come sempre accade in questi frangenti, c’è sempre qualcuno che cospira per detronizzare l’imperatore.

Ed è per questo motivo che Muḥammad Abū l-Fatḥ Jalāl al-dīn decide di prendere in sposa la Principessa Hindu rajput Jodhaa, ovviamente senza che i due si siano incontrati prima. Un classico matrimonio politico, di convenienza.

Questa è l’introduzione a un film se vogliamo epico, bollywoodiano, storico (con diverse licenze create dagli sceneggiatori per meglio adattare il film) e romantico al punto giusto per non guastare comunque le atmosfere, la colonna sonora e la godibilità della pellicola per gli amanti del genere.

Film indiano distribuito il 15 febbraio 2008, è stato diretto e prodotto da Ashutosh Gowariker, regista del film nominato agli oscar Lagaan del 2001. Protagonisti del film sono Hrithik Roshan e Aishwarya Rai Bachchan, praticamente due icone nel panorama cinematografico indiano.

La colonna sonora del film è composta da A. R. Rahman recente vincitore degli Oscar con la migliore colonna sonora e la migliore canzone con The Millionaire, mentre la pellicola ha vinto l’Audience Award come miglior film in lingua straniera in occasione del São Paulo International Film Festival, due premi al Golden Minbar International Film Festival, sette Star Screen Awards e cinque Filmfare Awards, oltre che due nomination agli Asian Film Awards.

The Charlotte Observer ha posizionato Jodhaa Akbar al secondo posto nella classifica dei migliori film del 2008.

Perché a noi piace?

Perché se vogliamo partire dai protagonisti, Hrithik Roshan e Aishwarya Rai, già diventa più che comprensibile il gradimento. I due attori, oltre che a essere esteticamente veramente notevoli, sono anche decisamente adatti a interpretare i ruoli assegnati, al punto da coinvolgere lo spettatore in quelle meravigliose atmosfere arabiche, da mille e una notte, che portano a sognare il Taj Mahal fra volute d’incenso e spirali di gelsomini asiatici.

Le ambientazioni, i costumi, gli scenari e tutte le location presenti non lasciano nulla al caso, ogni particolare fa emergere lo sfarzo della corte imperiale e lo splendore delle capitali, ma sottolinea anche un periodo storico a noi europei totalmente sconosciuto.

Quindi anche se il film presenta qualche inesattezza storica, diventa comunque innegabile il fatto che, oltre alla trama fiabesca, vi sono presenti diversi tratti che ci offrono un quadro di un passato veramente esistito che, ancora oggi, influenza diversi popoli in Asia. Un retaggio mai dimenticato, le cui vestigia si trovano in templi, monumenti e palazzi.

 

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