Wilde (1997) – luci e ombre del grande autore

di Renata Morbidelli

Recentemente, su Cielo, per la serie di film “It’s my life“, dedicata ai personaggi che, nel bene e nel male, hanno lasciato un segno nella Storia, è andato in onda Wilde. La pellicola del ’97 narra i tratti salienti della vita del famoso scrittore e drammaturgo britannico che ha fatto discutere la società benpensante dell’epoca.
All’inizio delle vicende, troviamo Wilde (Stephen Fry), appena tornato dagli Stati Uniti che, dopo aver conosciuto la bella Constance Lloyd, se ne innamora e la sposaBen presto da lei ha due figli maschi. Un giorno la moglie invita a casa loro Robbie Ross (Michael Sheen). Con il giovane canadese ha le sue prime esperienze omosessuali. In seguito incontra John Gray (Ioan Gruffud) che, oltre a ispirarlo per la stesura del suo romanzo “Il ritratto di Dorian Gray“, entra nel novero delle sue giovani conquiste.
Durante la Prima della sua commedia “Il ventaglio di Lady Windermere”, Wilde conosce Lord Alfred Douglas (Jude Law) che sarà, contemporaneamente, l’amore della sua vita e la sua rovina. Testardo e ribelle, deciso più che mai ad andare contro la volontà del padre, il giovane non esita a usare lo scrittore, sebbene sia legato a lui da un profondo affetto, per combattere la sua personale battaglia contro un genitore troppo severo e conservatore. Isterico e lunatico, Lord Alfred (Bosie), si prende la libertà di lasciare e riprendere Oscar, che ne è perdutamente innamorato, come più gli fa comodo. Nel frattempo, la Londra “bene” vede decisamente di cattivo occhio la relazione tra i due uomini e, a causa della notevole differenza d’età tra Wilde e il suo compagno, cresce l’opinione comune che sia stato lo scrittore a traviare il ragazzo. Ciò che prima era considerato come segno di una stravagante genialità dell’autore, sarà usato contro di lui, a dimostrazione del suo comportamento dissoluto, durante il processo che gli costerà la condanna a due anni ai lavori forzati.
Oltre a Bosie e ai suoi giovani amici, Oscar potrà sempre e comunque contare sull’appoggio della moglie Constance. La donna, infatti, nonostante abbia compreso tutto da tempo, e nonostante le venga consigliato di divorziare da lui più di una volta, sceglie di restargli accanto fino a che, consumata dalla malattia, non giungerà alla fine dei suoi giorni.
Scontata per intero la pena, fortemente debilitato nel fisico, Wilde esce dal carcere e, nonostante abbia promesso alla moglie di non vedere più il giovane Bosie, dopo la scomparsa della donna, decide di incontrarlo nuovamente. Le ultime scene della pellicola ci mostrano i due uomini che si riabbracciano affettuosamente.

In questo film, a mio parere, grazie alla bravura dello sceneggiatore, del regista e degli attori (quasi tutti britannici) i vari personaggi, a partire da Wilde, vengono caratterizzati in maniera magistrale. L’ironia e la genialità dello scrittore, qualità che lo hanno reso noto in tutto il mondo, traspaiono, oltre che nel tono delle battute, anche dall’espressività e dalla gestualità del suo interprete. Allo stesso modo Jude Law è riuscito a calarsi perfettamente nel ruolo del giovane rampollo di buona famiglia, ricco e viziato, ma anche estremamente fragile e volubile.

Grazie alla sua bravura, è riuscito a rendere il suo personaggio odioso e adorabile nello stesso tempo. Nulla è lasciato al caso. Ogni particolare, come in una delle opere di Wilde, è descritto e rappresentato con estrema cura: l’ambiente frivolo e lussurioso della società decadente britannica; il mondo fatto di pettegolezzi e di buone maniere tipico dell’epoca e, perfettamente al centro, Wilde, perennemente in bilico tra i due volti della realtà di cui lui è attore e spettatore.

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