Vikings: guerra e sangue a volontà

Vikings: guerra e sangue a volontà

Se volessimo fare un riassunto delle quattro stagioni di Vikings potremmo dire: guerra e sangue a volontà. Eppure, nonostante i litri e litri di liquido rosso versato in ogni puntata, la serie TV ha i suoi pregi e qualche difetto.

Vikings è una produzione canadese, di genere storico, scritta interamente da Michael Hirst, noto soprattutto per aver ideato I Tudor, altra serie televisiva di genere storico premiata con ben sei Emmy. Si può senz’altro dire che il buon Hirst sappia il fatto suo e che le atmosfere ricreate, molto probabilmente, rispecchiano quelle vissute nell’epoca riportata sullo schermo. Per quanto io sia “datata”, non c’ero all’epoca dell’Alto Medioevo, periodo nel quale la saga è stata ambientata, quindi posso solo presumere che le atmosfere siano state cupe, incerte, inquiete e molto, ma molto, sanguinolente.

 

La storia gira intorno alle vicende del guerriero vichingo Ragnarr Loðbrók, interpretato dall’attore australiano Travis Fimmel e di altri personaggi storici come Björn Ragnarsson, Aelle II di Northumbria, Egberto del Wessex, Etelvulfo del Wessex, Alfredo il Grande, e Carlo il Calvo. Una storia fatta di alleanze, intrighi, tradimenti, guerre e vendette. Certo, anche di amore, ma sempre vissuto con quella passionalità emozionale che, forse, potrebbe essere stata tipica del popolo vichingo.

Di sicuro, non è quest’ultimo sentimento a condurre la serie fino al suo epilogo (un po’ troppo brusco) nella quarta stagione. Ciò che si dipana da una puntata all’altra è la figura, leggendaria, di un sovrano che potrebbe anche non essere esistito, dal momento che le fonti storiche in merito a Ragnarr Sigurðsson, detto anche Ragnarr Loðbrók, o Ragnar Lodbrok o Lothbrok, sono piuttosto contrastanti. Un uomo, però, che attraverso lo schermo esercita tutto il suo potere magnetico e la sua folle determinazione nel voler perseguire i propri fini.

Una parte degnamente interpretata da un attore sul quale non avrei scommesso un centesimo dieci anni fa e che, invece, ha saputo mettere da parte la sua indubbia bellezza, per mettere in risalto altre doti. Travis Fimmel è stato per qualche anno il modello favorito di molti marchi famosi; tuttavia, il suo carattere un po’ spinoso gli ha creato non pochi ostacoli nel campo della moda. Il suo optare per una carriera più cinematografica, a mio dire, è stato un bel colpo di genio, perché in ruoli, come quello di Ragnarr Loðbrók, è perfetto e le sue espressioni sono talmente convincenti da far dimenticare anche le pecche della serie.

Va bene, parliamo delle pecche… ecco, il problema è che le pecche sono decisamente, in questo caso, molto soggettive. Troppo sangue? La produzione della serie è stata pensata per rendere il più veritiera possibile l’epoca storica e non possiamo pensare alle battaglie, intraprese con armi da taglio, senza immaginare fontane di sangue alla Kill Bill (magari non così esageratamente ma quasi).

Troppi cenni storici e spiegazioni sulla cultura norrena? Anche in questo caso la motivazione diventa logica, come potremmo assaporare le atmosfere senza avere una vaga idea di ciò che viene proposto? Un funerale, un matrimonio, un rito pagano, l’aquila di sangue… beh, la spiegazione su cosa sia l’aquila di sangue e le sue conseguenze sono state davvero illuminanti.

Quindi, questi ed altri aspetti possono risultare pedanti per alcuni spettatori e interessanti per altri; possono essere interpretati come parte integrante di una trama che, altrimenti, sarebbe stata tutta inscenata sui campi di battaglia (e allora sì, che palle!) oppure intesi come suppellettili inutili che spezzano solo il ritmo narrativo, ponendo delle pause che in una serie del genere non dovrebbero esserci.

Per quel che mi riguarda sono felice che vi siano state inserite tutte queste parentesi che mi hanno aiutato a comprendere meglio i personaggi, le loro scelte e il dipanarsi di una storia realmente accaduta. Non dimentichiamoci, infatti, che al di là della finzione e dell’intrattenimento, Vikings racconta un periodo storico realmente esistito.

Quindi, alla fine di tutto questo, se avete uno stomaco forte, se vi piacciono i vichinghi e le serie storiche fatte con un certo realismo, questa è quella che fa per voi. Guardatevi le quattro stagioni disponibili su Netflix, in attesa della quinta.

Trailer della quinta stagione:

 

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