Paola Mammini racconta “Perfetti sconosciuti”

a cura di Renata Morbidelli

Ciao Paola, innanzitutto complimenti per i premi ottenuti per il film “Perfetti sconosciuti“. È una commedia molto carina e piena di ritmo che, oltre a far ridere, fa riflettere sia per i temi trattati sia per il modo in cui vengono presentati: come è nata l’idea?

L’idea è nata da una straordinaria e felice intuizione di Paolo Genovese. Partendo da un fatto diciamo di cronaca di vita … ovvero la separazione di due amici a causa di un cellulare – di per sé purtroppo non un fatto raro – si è detto, e ci ha detto … “perché non provare a costruire un’intera storia sulla vita segreta delle persone rendendo protagonista proprio il cellulare, oggetto entrato ormai a pieno titolo nella vita di ognuno di noi?”. Tradimenti e piccole grandi bugie svelati dal cellulare, dai social, dalla vita virtuale, sono infatti da tempo già entrati a pieno titolo nei film, nelle fiction, nella letteratura. Ma come spunto e/o incidente scatenante per raccontare e/o per dare il la a storie quasi sempre incentrate sull’infedeltà. Ma la vita segreta delle persone è fatta di molto altro. Nasconde altro. E, senza per questo volerlo demonizzare, è un fatto che molta di quella vita segreta oggi venga custodita più o meno consapevolmente, più o meno pericolosamente, nella memoria del cellulare. Non a caso nel film lo abbiamo definito la ‘scatola nera’ delle nostre vite.  perfetti-sconosciuti5-1000x600

Come è nata la caratterizzazione dei personaggi?

Il lavoro sulla caratterizzazione dei sette ‘commensali’ è stata una delle fasi più interessanti e stimolanti della scrittura del film. Avendo come obiettivo cruciale quello di creare dei personaggi in cui lo spettatore avrebbe potuto riconoscersi, identificarsi, abbiamo lavorato a lungo e a fondo sulla costruzione di sette biografie molto diverse tra loro, ma tutte accomunate da un alto contenuto di verosimiglianza. Nessuno dei sette protagonisti è infatti sopra le righe, nessuno fa lavori strani o insegue ideali impossibili come accade spesso al cinema, soprattutto nelle commedie. Non abbiamo cercato l’originalità a tutti i costi, anzi. Volevamo raccontare sette vite diciamo ‘plausibili’. Un gruppo di amici con le opportune e verosimili differenze di estrazione sociale, tra cui qualcuno che si conosce da sempre, qualcuno che è arrivato dopo. Come accade nella realtà. Personalmente poi, in quanto quota rosa del gruppo … ho lavorato moltissimo sulle tre donne, costruendo per ognuna un carattere e una visione delle cose ben precisa e diversa. Soprattutto in tema di sentimenti, matrimonio, famiglia, figli, sui quali, ognuna delle tre, ha investito e proiettato aspettative molto differenti. Ed è stato davvero bellissimo lavorare alla creazione del gruppo di amici insieme ai miei quattro compagni di viaggio. Perché seppure tutti e cinque veniamo dalla commedia, in questo film ci siamo impegnati in modo direi molto rigoroso, a non affidarci solo al ‘mestiere’, ma a sviscerare, analizzare, spaccare il capello in quattro e mettere in gioco noi stessi per tirar fuori sette persone, più che sette personaggi. Sì, è stato proprio bellissimo lavorare a questo film.  Peppe e Chiara Perfetti sconosciuti

• Questo film ha avuto una grande risposta sia a livello di numeri, sia come reazione del pubblico in sala. Quando avete scritto il soggetto vi aspettavate tutto questo successo?

In fase di scrittura vera e propria e man mano che la sceneggiatura si avvicinava a quella che è poi diventata la stesura definitiva, sentivamo, percepivamo di avere tra le mani un materiale forte, ma non ci saremmo mai aspettati una risposta così clamorosa. Anzi, avevamo anche un po’ di timore. Perché sì, Perfetti sconosciuti è una commedia ma – come la critica ci ha poi stra riconosciuto in positivo – un tipo di commedia ‘amara’, del genere che ha fatto la fortuna del cinema italiano ai tempi di Risi e Monicelli. E non era affatto scontato che il pubblico lo avrebbe apprezzato. E invece i nostri Perfetti sconosciuti sono riusciti nell’incredibile risultato di mettere d’accordo critica e pubblico. Ancora oggi, a distanza di tre mesi dall’uscita del film mi capita di incontrare persone che vogliono parlare del film. Non solo fare i complimenti – che comunque fanno sempre tantissimo piacere … – ma proprio parlare del film. Dei temi trattati, delle riflessioni che ha suscitato, dell’impatto emotivo che ha avuto per molti. Si può sperare in un qualcosa di più per chi fa il mio mestiere amandolo più di ogni altra cosa al mondo? 00326_pmm1949-bassa_ok-alba_ok-edo

• Oltre a essere ben architettato, questo film funziona anche per il fatto di essere corale. So che anche la sceneggiatura è stata scritta a più mani: raccontami di questa esperienza. Come era organizzato il lavoro di stesura?

In molti ci chiedono se per architettare la costruzione di una sceneggiatura abbastanza insolita – visto che il film si svolge nel tempo reale di una cena – abbiamo scelto di dividerci i personaggi. In realtà no, tutti abbiamo fatto tutto. Una volta finito il lavoro sui personaggi, definite le biografie e gli archi narrativi di ognuno, tutti insieme abbiamo cominciato a ragionare su quali potevano essere i contenuti e i temi più opportuni da far emergere attraverso ogni messaggio, telefonata e mail e sulla scansione e successione temporale degli stessi nell’arco della cena. Una volta fatto ciò, tutti e 5 siamo passati alla fase di scrittura vera e propria, non scena per scena, ma … messaggio dopo messaggio. L’abilità di Paolo Genovese che rispetto a noi aveva la doppia responsabilità di curare anche la regia del film, è stata poi quella di comporre al meglio l’enorme quantità di scrittura prodotta fino a dargli la forma definitiva che avete visto sullo schermo.

• Per scrivere un’opera a più mani c’è bisogno di ascolto e sintonia: com’è il tuo rapporto con gli altri sceneggiatori? Vi conoscete da tempo? Avete collaborato insieme solo per questo film o avete avuto altre occasioni?

Un rapporto ottimo, un gruppo con cui rilavorerei più che volentieri. Ci siamo ‘divertiti’ nel senso più ampio e creativo del termine. Tutte le riunioni, dalla prima all’ultima, sono state sempre caratterizzate da entusiasmo, passione, stima e, appunto, sintonia. Confrontarci ogni giorno su una materia così tanto stimolante, un privilegio e un piacere che si rinnovavano di volta in volta. Non ricordo un solo momento di tensione ma tanti tantissimi momenti di scambio, confronto, arricchimento. Con Paolo Genovese poi, ho un rapporto speciale. Insieme avevamo già scritto Tutta colpa di Freud e, sempre insieme, abbiamo lavorato alle 8 puntate di Immaturi la serie – ora in fase di riprese – di cui cura la direzione artistica. Con Rolando Ravello – regista di Immaturi la serie – non avevo mai avuto occasione di lavorare ma lo conosco e stimo da una vita … Paolo Costella e Filippo Bologna invece, li ho conosciuti lavorando a questo film e si sono rivelati entrambi due piacevoli sorprese, umane e professionali. Non so se abbia prevalso il fatto che dei cinque fossi l’unica ‘femmina’ o se sia stata la mia naturale tendenza a fare squadra ad aver fatto sì che scrivere Perfetti sconosciuti sia stata e rimarrà per sempre una delle esperienze di lavoro più belle che mi siano capitate. Quello che so è che me la tengo e me la terrò stretta per sempre.

Quanto è durata l’intera stesura dell’opera? Ci sono stati dei momenti di stallo o, dato che eravate in cinque, è stato abbastanza agevole tirare fuori le idee?

Più o meno 5 mesi. Momenti di stallo, devo dire, mai. Credo perché, da una parte, ci ha convinto da subito e tantissimo l’idea del film – e per questo non ringrazierò mai abbastanza Paolo Genovese per avermi coinvolto – dall’altra perché, come dicevo prima, ha funzionato da subito e tantissimo la sintonia tra noi 5.  Sceneggiatori Perfetti sconosciuti

Una cosa molto azzeccata del film è l’abbinamento dei personaggi agli attori che li interpretano: sembra quasi che gli siano stati cuciti addosso. Molto dipende, indubbiamente, dalla loro bravura, ma i personaggi sono nati pensando a quei volti o la scelta degli attori è avvenuta in un secondo momento? 

Tutte e due le cose, direi. Mentre scrivevamo infatti ci veniva naturale pensare a quale attore sarebbe stato adatto per il ruolo che stavamo creando/costruendo. Man mano che proseguivamo e che i personaggi e le loro storie prendevano vita, alcune ipotesi le abbiamo cambiate in corsa, altre son rimaste le stesse dell’inizio. E il cast definitivo del film ha dato completamente ragione alle nostre migliori aspettative. Senza di loro, ognuno di loro, che ha creduto tantissimo nel proprio personaggio e nel film, Perfetti sconosciuti non sarebbe stato lo stesso. 

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