The Shape of Water è la favola più bella di Guillermo del Toro

The Shape of Water è la favola più bella di Guillermo del Toro

Presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, è uno dei film più belli del regista, con citazioni (e autocitazioni) da Hellboy al Mostro della Laguna Nera

di Marina Pierri

Una ragazza muta si innamora di un mostro: la trama di The Shape of Water, la nuova pellicola di Guillermo del Toro presentata questa mattina alla Mostra del Cinema di Venezia, è estremamente semplice. E per gli appassionati del regista messicano questa semplicità non è affatto sorprendente. È il gusto del racconto a contare, è l’incantesimo della narrazione che costringe all’apnea chiunque ascolti e guardi.

The Shape of Water è una storia di amore e di acqua, luogo del silenzio che è anche la caratteristica principale della sua protagonista “incompleta”(come lei stessa si definisce) Elisa. Divenuta senza voce in seguito a un incidente, la donna delle pulizie interpretata da Sally Hawkins è la metà della mela umana di un dio amazzonico che echeggia direttamente tanto il Mostro della Laguna Nera di Jack Arnold (1954) quanto l’Abe Sapien di Hellboy e Hellboy II dello stesso Del Toro che sembra aver ricevuto uno spinoff meritato dopo tanti anni (l’attore che calza i panni della Creatura di The Shape of Water è sempre Doug Jones).

Così la storia procede tra citazione e autocitazione, sul doppio binario del cinema classico e dell’autoconsacrazione della mente fantasy forse più fertile dell’intero regno audiovisivo. E non solo, perché il film riesce tanto a veleggiare sulla superficie della narrazione lineare quanto a nuotare nelle profondità più oscure dell’archetipo.

The Shape of Water

Soprattutto, però, The Shape of Water è una favola classica con un’eroina volitiva ma insolitamente desiderante al suo epicentro. È innanzitutto una riflessione sul mondo di una donna che percepisce con grande lucidità la sua stessa solitudine e anomalia, eppure grazie alla sua diversa eloquenza riesce a stringere a sé alleati e amici preziosi per il momento in cui la sua passionalità sarà finalmente pronta a sbocciare.

Il film di del Toro, infatti, è anche e soprattutto il viaggio in una sessualità timida ma estrema. Non c’è da aspettarsi scene di sesso esplicito tra la fanciulla e il prodigio perché Del Toro, padroneggiando i meccanismi dellareticenza con abilità, riesce a rendere il sottotesto erotico della vicenda senza indugiare sulla (presunta) stranezza di un amplesso che lo spettatore è chiamato a immaginare; ma è proprio il sesso la curiosa forza motrice di questa fiaba fuori dal comune, che rapisce e cattura dall’inizio alla fine come solo le grandi fiabe sanno fare.

The Shape of Water

Gemello o quasi di Splash – Una sirena a Manhattan di Ron Howard, piccola pellicola di culto i cui snodi di trama (senza parlare dei personaggi) possono essere quasi perfettamente sovrapposti a The Shape of Water, il lavoro audace di Del Toro riesce come sempre a scolpire in maniera assolutamente autoriale, drammatica e avvolgente gli stilemi del genere fantasy personalizzando al massimo un vecchio canovaccio.

Perché quando la Bella si batte fino allo stremo per salvare la Bestia, la ricompensa è grandissima per lei e per gli spettatori. È di certo uno dei film più belli del regista: tra le sue tante favole, è la più riuscita. Affascinante, disperata, per tanti versi atipica e con un cast perfetto tra cui splendono le performance di Richard Jenkins (Giles) e Michael Shannon (il terribile Strickland). Lirica come Crimson Peak, immaginifica come Il Labirinto del Fauno, splendidamente didascalica come i due Hellboy, magica come la serie Netflix Trollhunters. Non perdetela quando arriverà nelle sale italiane.

 

Sorgente: The Shape of Water è la favola più bella di Guillermo del Toro – Wired

Related Post

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

20 − 14 =

*

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.