The Greatest Showman

The Greatest Showman: il musical con Hugh Jackman!

di Daniela Catelli

Lasciate perdere La La Land, per quanto vi sia piaciuto: The Greatest Showmanè un vero musical, nel senso classico del termine, che riporta sullo schermo i fasti di un’arte da tempo (purtroppo) dimenticata.

Diretto da Michael Gracey e con le canzoni di Justin Paul e Benji Pasek, premi Oscar proprio per la colonna sonora di La La Land, vede il carismatico Hugh Jackman nel ruolo del celebre impresario circense P.T. Barnum, affiancato da ZendayaZac Efron, e, nello spettacolare trailer realizzato dal vivo negli Studios della Warner Bros. a Burbank, da Keala Settle nel ruolo della donna barbuta, che era, come altri freak, parte integrante degli spettacoli del circo nei cosiddetti sideshow.

Un modo decisamente inedito e trascinante per presentare al pubblico un film natalizio, che ci aspetta in sala dal 25 dicembre distribuito dalla Fox promettendo le vere emozioni che nascono dal grande entertainment.

Intervista di Maria Letizia Maiavacca

The Greatest Showman è sicuramente lui, Hugh Jackman. L’attore australiano torna al genere che più ama, il musical, e tra un duetto con Zac Efron, e uno con Michelle Williams, si conferma un mattatore del grande schermo. Qual è il suo segreto?

HJSono curioso, non ho mai smesso di voler imparare tutto, sono cresciuto così, me lo hanno inculcato i miei genitori. Alcuni mi chiedono se a quasi cinquant’anni mi sento vecchio. Affatto.
Vedo trentenni che si sentono vecchi dentro, non hanno più voglia di lottare ma si lamentano. A queste persone mi sento di dire, è l’unica vita che hai, cambiala amico mio prima che sia troppo tardi, ma solo tu puoi farlo.
Ho una cara amica, ha 96 anni, e mi ha insegnato a meditare, il suo segreto è l’entusiasmo. Mette entusiasmo in tutto quello che fa, è la persona più curiosa che conosca, non smette mai di leggere di informarsi, di crescere. Sempre pronta ad imparare cose nuove e metterle in pratica.
È la persona che più mi ispira al mondo. E questa per me è una tra le cose più importanti.

Il suo medico le aveva impedito di cantare al provino, per paura che saltassero i punti, (Hugh era stato appena operato di melanoma al naso), ma lei non ha resistito. È così forte il richiamo del palcoscenico?

La canzone era This is me. Dovevamo farla ascoltare ai produttori. C’è qualcosa in quella canzone che mi prende dentro ogni volta.
No, non ho potuto resistere. Il ragazzo che doveva sostituirmi era pronto ad iniziare a cantare, e il brano inizia piano, è quasi delicato, poi c’è un crescendo di emozioni tra il testo e la musica, e non ho saputo più trattenermi.
Ovviamente sono saltati i punti e ho sanguinato parecchio. Il mio medico era piuttosto arrabbiato. E questo ci porta al personaggio di P.T. Barnum, credo avrebbe apprezzato questo momento live, credo che avrebbe davvero amato i reality show di oggi. In fondo senza di lui non ci sarebbe stato lo showbusiness. Inoltre più di tutto è stato anche l’inventore dell’ormai finito, forse, american dream.
Lui, nato in povertà, diventato molto ricco, fu comunque ostracizzato inizialmente, il posto nella società dell’epoca gli fu negato per un bel pezzo, oggi invece è grazie a lui che abbiamo sdoganato il concetto che con il talento, il duro lavoro e l’immaginazione, la triade su cui si fonda la società americana, che oggi diamo per scontato e che è nato grazie a lui.

continua su: The Greatest Showman: il nostro incontro esclusivo con Hugh Jackman

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