Suffragette: una pellicola tutta al feminile

di Renata Morbidelli

È il 1912. Maud Watts (Carey Mulligan) è una donna timida e riservata che lavora in una lavanderia di Londra. È sposata con un suo collega e ha un figlio perennemente malato di cui deve prendersi cura. La sua vita è tutta lavoro e famiglia fino a che, una sera, tornando a casa, si imbatte in una manifestazione delle Suffragette nel West End. L’episodio, che dapprima la infastidisce, sarà la molla che farà scattare in lei un meccanismo di presa di coscienza della condizione femminile. Edith Garrud (Helena Bonham Carter), ad esempio, pur avendo studiato farmacia, deve appoggiarsi al marito, che non ha alcun tipo di istruzione in tal senso, solo perché è proprietario di una farmacia ereditata dal padre. La sua collega Violet e sua figlia dodicenne sono continuamente oggetto delle “attenzioni particolari” da parte del titolare (il signor Taylor). Invitata a partecipare, come auditrice, a un incontro con i membri del Parlamento, si ritrova costretta, a causa di un contrattempo, a dover parlare di fronte ai Parlamentari. Al momento, la sua testimonianza sembra suscitare interesse ma, al lato pratico, è destinata a cadere nel dimenticatoio, come tante altre. La scottante delusione per il mancato cambiamento della legge elettorale, a favore del suffragio di voto alle donne, avrà l’effetto di una bomba nel cuore e nella vita di Maud. In seguito ai disordini nati il giorno dell’annuncio della decisione, verrà messa in carcere insieme alle sue compagne. Al suo ritorno a casa, dopo una settimana di prigionia, troverà ad accoglierla (si fa per dire) un marito alquanto inquieto che la caccerà via di casa. Vistasi privata perfino del bene più prezioso, Maud, da timida operaia sottomessa, si trasformerà in una delle più agguerrite e convinte tra le Suffragette. Suffragette poster Perenne antagonista e persecutore delle Suffragette è Steed (Bernard Gleeson), capo della polizia, che tenterà con ogni mezzo di dissuadere le donne a portare avanti la loro battaglia.  Tra la protagonista e l’uomo nascerà uno strano rapporto di reciproco disprezzo e rispetto nel contempo. Azzeccatissima, a mio avviso, la scelta di Carey Mulligan e di Helena Bonham Carter nei panni, rispettivamente, di Maud e di Edith. Mentre per la prima la delicatezza dei lineamenti è, volutamente, in netto contrasto col carattere deciso e determinato del suo personaggio, la fisionomia della seconda si sposa perfettamente con il carattere combattivo della farmacista e istruttrice di arti marziali. Entrambe riescono, grazie anche alla loro abilità interpretativa, a rendere credibili i due personaggi femminili. Da menzionare, nella pellicola, il cammeo di Meryl Streep nella parte di Emmeline Goulden Pankhurst, nota attivista britannica a capo del movimento suffragista femminile. Nonostante il film sia ambientato nella Londra del secolo scorso, i temi trattati nella pellicola sono, con le dovute proporzioni, drammaticamente attuali.

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