Storie di attori piccoli

Com’è recitare a Hollywood per chi è affetto da nanismo: i ruoli sono pochi e quasi sempre gli stessi – elfi, gnomi, esserini strani – ma qualcosa sta lentamente cambiando

Il mago di Oz del 1939 è considerato da molti critici uno dei migliori film della storia del cinema: racconta una grande storia, è diretto da Victor Fleming – regista anche di Via col Vento – e la protagonista è Judy Garland, una delle più grandi star cinematografiche di sempre. Oltre a tutto questo, il film è notevole perché ci recita il maggior numero di persone affette da nanismo di sempre: furono 124, e ognuna interpretò uno dei Mastichini, gnomi che vivono nel paese immaginario di Oz. La storia di questi attori è raccontata in un libro dallo scrittore Stephen Cox: per prima cosa, per esempio, furono tutti arruolati da Leo Singer, un uomo che comprava dai contadini poveri i figli affetti da nanismo e poi li portava in giro per gli Stati Uniti facendoli esibire in spettacoli. Nonostante fosse un impiego decisamente umiliante, Singer trattava dignitosamente i suoi dipendenti: dava loro uno stipendio, da mangiare, un posto in cui dormire e vestiti su misura.

Gli attori e le attrici che interpretarono i Mastichini dovettero sopportare negli anni pregiudizi e storie inventate e denigratorie. Si raccontava per esempio che ogni notte facessero orge nell’hotel in cui alloggiavano, e negli anni Sessanta Judy Garland li definì in un’intervista «piccoli ubriachi» che «si sbronzavano ogni sera», aggiungendo che per radunarli servivano i retini usati per catturare le farfalle. Ci sono però due dati certi: ognuno di loro fu pagato meno di Toto (il cane della protagonista) e nessuno fu menzionato nei titoli di coda alla fine del film.

Più di recente la rivista Hollywood Reporter ha dedicato un articolo agli attori affetti da nanismo, raccontando come sono cambiate nel tempo le loro condizioni di lavoro e com’è ora la situazione. Dopo aver intervistato i più famosi tra loro, conclude che le cose nel tempo sono migliorate, ma discriminazioni e pregiudizi sono tuttora presenti.

«Da quando esiste lo show business – scrive Hollywood Reporter – le persone affette da nanismo sono state usate per intrattenere gli spettatori, spesso per i motivi sbagliati». A inizio Ottocento erano chiamate con nomi dispregiativi e messe in mostra come qualcosa di buffo e strano, di cui ridere. Questo atteggiamento è continuato anche con la nascita di Hollywood e i set dei film erano i luoghi dove era più facile per gli affetti da nanismo incontrarsi tra loro. Finivano tutti a fare ruoli poco pagati, interpretando sempre le stesse parti: folletti, gnomi, elfi. Qualcosa di simile capitava agli attori neri, relegati sempre agli stessi ruoli: come nel caso di Hattie McDaniel, la prima nera a vincere un Oscar come migliore attrice non protagonista per il ruolo di Mammy in Via col vento, che interpretò sempre la parte della cameriera nera nelle famiglie dei bianchi.

Sorgente: Storie di attori piccoli – Il Post

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