Skyfall

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Terzo film, che vede Daniel Craig nel ruolo del mitico agente 007, Skyfall ancora una volta conferma la validità del filone iniziato nel lontano 1962 con uno splendido Sean Connery, nella pellicola d’esordio intitolata Agente 007 – Licenza di uccidere. Dopo 23 film e altrettanti successi, Skyfall ci propone un James Bond in piena fase critica, scettico e disilluso, ma ancora fermamente ancorato ai principi che ne hanno da sempre guidato le azioni. Dopo gli esperimenti tentati con Timothy Dalton e Pierce Brosnan, Daniel Craig pare aver finalmente dato al famoso agente segreto britannico il giusto carattere, totalmente in linea con gli aspetti più controversi di questi tempi moderni. Skyfall inizia con tre spettacolari inseguimenti girati in Turchia, i primi due a Istanbul, in macchina e poi in moto e il terzo sopra un treno, in piena corsa. In breve, la trama prevede un super cattivo, magistralmente caratterizzato da Javier Barden, nel ruolo di un ex agente segreto al servizio di Sua Maestà, in preda a un conto aperto con M, ancora interpretata da Judi Dench. In tutto questo, James Bond, il quale verrà ferito all’inizio del film, tornerà operativo per salvare M, portandola proprio a Skyfall (da qui il titolo del film), località scozzese nel quale è cresciuto fino alla morte dei genitori. Fate attenzione, da adesso in poi vi saranno degli spoiler che probabilmente vi renderanno meno piacevole la visione della pellicola e di conseguenza, essendo stati avvertiti, non proseguite oltre.
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Spoiler

Molti sono gli spunti interessanti di questo film, a partire dalle citazioni alle situazioni e ai particolari, tutti da scoprire, che fanno riferimento alle precedenti pellicole. Nella più classica delle tradizioni, sono gli stuntman, che danno vita a tutte quelle riprese ricche di azioni spettacolari, che rendono i film di 007 unici nel proprio genere e ne decretano un successo che dura ormai da più di cinquant’anni. Inoltre, Daniel Craig riesce a far trasparire tutti i tormenti che possono cogliere un individuo incaricato di compiere una serie di operazioni, non sempre in linea con la morale comune e che, in determinate occasioni, possono addirittura essere rivoltate contro di lui. Uno 007 molto più che umano, non più quindi quella macchina per uccidere interpretata da Timothy Dalton e nemmeno il playboy incallito di Sean Connery, o la figura positiva e simpatica di Roger Moore. James Bond inizia a non essere più di primo pelo (benché Craig sia un attore dal fascino indiscutibile) e l’esperienza accumulata negli anni di servizio, porta l’agente segreto a fare i conti con se stesso e con il proprio operato, nonché a rivalutare le motivazioni che lo hanno portato a compiere determinate missioni per il governo britannico.
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Unica autentica pecca, a mio avviso, è la figura finale di Miss Moneypenny, interpretata da Naomie Harris, la quale, pur essendo piuttosto brava nel proprio ruolo di ex agente operativo, diventa la nuova segretaria di un rinnovato M (un Ralph Fiennes assolutamente adatto al ruolo), dopo la dipartita della precedente direttrice del MI6. Nessuna motivazione razzista mi porta a non considerarla adatta, quanto piuttosto una sorta di incongruenza nei confronti della Moneypenny originale. Per 14 film l’abbiamo vista interpretata da Lois Maxwell e in seguito da Caroline Bliss e Samantha Bond, tutte attrici di chiaro stampo europeo, mentre la Harris ha origini decisamente mulatte. Credo che la questione venga giustificata dal fatto che la Moneypenny dei libri di Ian Flemming si chiami Jane, mentre in Skyfall diventa Eve e questo forse le rende due personaggi differenti. Ma a parte questo aspetto, che considero comunque un peccato veniale, il film nel suo insieme è assolutamente gradevole e degno di essere posto fra i meglio riusciti della serie.

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