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Prometheus: Alien si rigira nella tomba

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Nato per essere un prequel del famoso filone cinematografico Alien, Prometheus avrebbe dovuto essere il film nel quale veniva spiegata l’origine del più noto mostro extraterrestre della storia del cinema. Tuttavia, l’unica cosa veramente mostruosa della pellicola è proprio la trama. Ridley Scott avrebbe potuto darsi alla lettura, oppure farsi una bella bevuta, o meglio ancora, sarebbe potuto andare al cinema, il giorno in cui decise di dare il via alla produzione di Prometheus, magari rinverdendo i propri fasti con una visione del suo primo Alien, pellicola in questo caso davvero indimenticabile e non per l’essere insulsa, ma per l’originalità della trama, per la spettacolarità degli effetti speciali e per la splendida mostruosità dell’alieno, diventato, per antonomasia, il simbolo di tutto ciò che di sconosciuto ancora esiste nello spazio. Brevemente vi riporto la trama, annunciando, come sempre, lo spoiler successivo, quello che, teoricamente, dovrebbe precludervi la gioia (gioia…?!) del finale a sorpresa.
Prometheus è il nome che viene dato all’astronave utilizzata da alcuni ricercatori e scienziati, i quali effettuano un viaggio verso un altro pianeta, alla scoperta delle origini del genere umano, apparentemente procreato da progenitori extraterrestri. Questo è il sunto, ma veniamo allo specifico.

Spoiler

 

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La mitologia greca vuole il titano Prometeo come colui che, per vendicarsi di Zeus, diede agli uomini alcuni doni, tra cui il fuoco, i quali diedero modo ai mortali di sviluppare le conoscenze, diventando di conseguenza più capaci e più forti. Su questa leggenda si basa il film, presupponendo che il genere umano derivi da una particolare razza di extraterrestri i quali, non si sa bene per quale strana ragione, dal momento che non è spiegata, dopo aver creato noi comuni mortali decidono, improvvisamente, di distruggerli attraverso un’altra mutazione genetica, raffigurata in quell’Alien che già conosciamo.
Troppi sono i quesiti irrisolti di questo film, troppe le domande che sorgono spontanee e che non trovano alcuna risposta, lasciando lo spettatore nel dubbio. Non si comprende per quale strano motivo questi progenitori, definiti ingegneri, debbano aver creato la razza umana, perché farlo sulla Terra e perché alla fine abbiano cercato di distruggere le proprie creature. Non si capiscono le intenzioni degli scienziati protagonisti, anche se il mero interesse personale, che sia la fama piuttosto che l’avidità vera e propria, pare essere il motivo portante che li ha condotti a intraprendere il viaggio interspaziale, per giungere fino al luogo in cui poi vengono trovati i resti dei progenitori e i primi prototipi di Alien. Non si comprende in che modo avvengono i vari stadi di mutazione di Alien, fino alla fase a noi più nota. Non è chiara la motivazione che spinge uno dei progenitori a reagire violentemente, portandolo a tentare di sterminare tutti i protagonisti. E non si capisce nemmeno se la bella Charlize Theron sia umana o sia un altro androide creato da Peter Weyland, l’anziano presidente della Weyland Corporation, il quale ha finanziato il progetto per la costruzione della nave scientifica Prometheus. L’unica che ci strappa un sorriso è Noomi Rapace, già vista nella trilogia tratta dai libri di Stieg Larsson, la quale riesce a diventare l’eroina del film, nonostante venga ingravidata dal fidanzato in preda a una inconsapevole mutazione (grazie a una poltiglia che gli viene somministrata a sua insaputa e che dovrebbe essere il brodino primordiale dal quale nasce Alien) e si sottoponga a una sorta di aborto forzato, con tanto di graffettatrice futuristica (non potevano inventarsi qualcosa di meglio? Che so… una cucitrice laser?) che le spara dei punti sulla pancia, per suturare la ferita dovuta all’operazione. La novella Frankenstin-Noomi riesce a sconfiggere il progenitore e Alien, salva la razza umana e parte per andare a fare il culo a strisce agli altri progenitori, rei di essersi resi colpevoli di incoerenza e imbecillità. Se Prometheus avrebbe dovuto confermare la bravura di un regista come Ridley Scott, in realtà ne decreta il fallimento totale. Questo film non ha nulla a che vedere con quanto tutta la serie di Alien ci aveva abituato, lasciandoci invece con quella triste sensazione di aver preso, tanto per cambiare, l’ennesima fregatura.

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3 comments to Prometheus: Alien si rigira nella tomba

  • Andrea Leonelli  says:

    Per fortuna allora che me lo sono dormito…

  • Bonnie Clyde  says:

    Un buon sonnellino è decisamente più utile della visione del film.

  • Andrea Leonelli  says:

    e comunque per stare al passo con Alien ci sarebbe voluto creatività, sia nello scritto che nella strutturazione dei personaggi. Ci sarebbe voluta una storia degna di tal nome su cui basarsi. Pare molto l'ennesimo progetto che sfrutta il "tiro" di nomi noti (regista e film) per accumulare introiti… Bah!

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