Perfetti sconosciuti

Perfetti sconosciuti di Paolo Genovese

Di Renata Morbidelli

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Cosa capiterebbe se, durante una cena tra amici che si conoscono da una vita, a uno di loro venisse la bizzarra idea di mettere sul tavolo i propri smartphone in una specie di gioco d’azzardo? Ed è proprio ciò che accade nel film di Genovese “Perfetti sconosciuti”. Le regole sono queste: ogni messaggio deve essere letto, e commentato, ad alta voce, mentre ogni chiamata deve essere ascoltata da tutti. La posta in gioco è alta: ciascun commensale scommette sulla propria credibilità rischiando il tutto e per tutto. Ciò che all’inizio sembra essere un modo come un altro per divertirsi tra amici, diventa, man mano che i minuti passano, un gioco al massacro. Dopo le prime telefonate apparentemente innocue, in cui i commensali vengono chiamati, per lo più da parenti e colleghi, l’atmosfera si scalda quando, proprio mentre il gruppo di amici sta per scattarsi un selfie, sul cellulare di Bianca (Alba Rohrwacher) arrivano, a distanza ravvicinata, due messaggi di Ivano, suo ex fidanzato. Subito il volto di Cosimo (Edoardo Leo), suo marito, si fa scuro e tirato. Il pensiero che la moglie abbia ancora una sorta di rapporto con lui lo innervosisce e lo infastidisce e, prima ancora che lei possa spiegargli come stanno le cose, passa alle accuse. Il meccanismo infernale è ormai scattato: la tensione diventa sempre più forte e il gioco si fa sempre più pericoloso. Ad alzare i toni, e la posta in gioco, è l’accordo segreto tra Lele (Valerio Mastandrea) e Peppe (Giuseppe Battiston) di scambiarsi i cellulari nel maldestro tentativo di Lele di tenere nascosto il suo pesante scheletro nell’armadio (o nello smartphone). Ciò che doveva essere una soluzione, si rivela una fonte di nuovi fraintendimenti e di ulteriori equivoci. Le supposizioni prendono il posto della realtà e le convinzioni si insinuano, come tarli, nelle menti dei presenti fino a mettere la comitiva di amici di fronte al delicato momento della scoperta che uno di loro sia gay, anzi frocio. I messaggi e le telefonate vanno a svelare scheletri sempre più ingombranti. La situazione sarebbe drammatica (e lo è) se non fosse per il fatto che sceneggiatori, regista e attori hanno ben lavorato per rendere il film leggero al punto giusto dosando battute e gag in un buon equilibrio tra serietà e ilarità.

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