Penny Dreadful: poesia gotica

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Una serie TV da vedere per molti ragioni diverse, non ultima la bravura dei protagonisti.

Ogni tanto è bello potersi ancora sorprendere, poter guardare una serie pensando di doversi arrendere alle solite storie trite e ritrite, dover scegliere fra il male minore e poi ritrovarsi incollati allo schermo, incapaci di togliere lo sguardo da quanto sta accadendo.

Penny Dreadful fa questo effetto.

Nasce nel 2014 dalla mente fervida di John Logan che ne scrive tutta la stesura. La co-produzione britannica e statunitense trae l’ispirazione dalle omonime pubblicazioni del XIX secolo, i penny dreadful, e da La Lega degli Straordinari Gentlemen di Alan Moore. In onda vengono trasmesse tre stagioni, a mio parere straordinarie, che ripropongono tutto l’immaginario gotico e horror, immerso in una Inghilterra vittoriana, della letteratura dell’ottocento. Quindi, non solo i protagonisti sono “esseri” che ormai ben conosciamo, ma l’atmosfera è carica di tutte quelle tensioni e quel pathos che potremmo aspettarci in un’ambientazione noir e d’effetto.

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La serie soddisfa molti palati, sia quelli abituati all’horror più classico (e anche più splatter), sia quelli più ricercati e bisognosi di trovare l’effimero poetico anche nell’atto più estremo: la morte. Perché è la morte ad essere protagonista, vista e vissuta nella sue molteplici forme, ossessioni e possessioni. La morte che aleggia, in modo costante e incondizionato, su tutti i fotogrammi e da ogni angolatura di ripresa.

Dunque non sorprende la comparsa di vampiri, licantropi, Victor Frankenstein, Dorian Gray, Dr. Jekyll e altro ancora; così come non sorprendono i chiari riferimenti a maestri della letteratura come Wilde, Goethe, Shakespeare, Shelley, Poe o Lovecraft. E non pensate che sia un minestrone senza senso, perché ogni riferimento, ogni particolare, ogni frase sono sapientemente dosati per condurre lo spettatore negli abissi dell’animo umano, alla scoperta di incubi e verità inconfessabili.

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Tutto è perfetto, le scenografie, i costumi, la recitazione (Eva Green è spettacolare), gli intrecci di trama… tutto lascia presagire il dramma finale con le sue conclusioni aperte e le sue giuste motivazioni. Ogni singolo aspetto è voluto e ricercato in modo da non lasciare scampo, persino la speranza disattesa e la fiducia tradita. Tutto ha un suo perché, alla fine.

E la fine lascia senza fiato, portando lo spettatore al confine dei propri timori e delle proprie illusioni. La redenzione è sacrificio e la pace è effimera quanto la morte stessa.

Vi lascio al trailer originale della prima stagione e anche se è in inglese, le atmosfere si colgono perfettamente. Buona visione!

 

 

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