Nymphomaniac: volevo essere buona ma…

Nymphomaniac un film inutile!

nymphomaniac-11

Ecco… mi ero riproposta di essere buona, di non stroncare più in modo brutale i film o le serie tv. Di non diventare velenosa e insofferente… insomma, di utilizzare un po’ più di diplomazia e di cercare di esprimere i concetti in modo più distaccato…

Ebbene no. Non ce l’ho fatta e tutti i buoni propositi sono naufragati davanti alla visione degli oltre 200 minuti di un film insulso, intitolato Nymphomaniac.
procediamo con ordine, prima la parte positiva.
Notevole il cast che comprende tra l’altro Stellan Skarsgård, Christian Slater, Uma Thurman, Shia LaBeoufe e Willem Dafoe. Fine dei punti positivi.
La pellicola è del 2013, composta da due volumi scritti e diretti da Lars von Trier (il quale poteva darsi all’ippica o a qualsiasi attività più interessante), ha ricevuto diverse critiche positive (i critici avranno visto un altro film) e diversi riconoscimenti. Il tutto per sottolineare le psicosi di una donna affetta da sesso dipendenza e per omaggiare scene discutibilmente “esplicite”.
Ora, partiamo da un presupposto, per gli amanti del genere porno questo film risulta deludente, dal momento che le famose scene “esplicite” lasciano molto a desiderare. Per gli amanti del genere erotico il film risulta scadente in quanto manca della bellezza e della poesia tipica del genere. Per gli amanti dei film “psicologici”, il film risulta essere una vaccata di proporzioni storiche, dal momento che la pellicola pecca di presunzione e si chiude con un finale scontato, frettoloso e mortifica alquanto l’intelligenza dello spettatore.
Cari lettori, se non volete leggere gli spoiler che seguono, vi conviene fermarvi qui, tanto non vi perdete niente, se non un tot di insulti che scriverò fra qualche riga. L’unica cosa che dovete sapere, prima di chiudere, è che non vale davvero la pena che perdiate 200 e passa minuti del vostro tempo per vedere un qualcosa che non ha né capo né coda e delude qualsiasi aspettativa uno possa avere, persino quella morbosa.
Per chi invece volesse dilettarsi con il seguito, sarà sicuramente accontentato.
La trama racconta la storia di Joe che fin da piccola dimostra una spiccata curiosità sessuale. E fin qui nulla di strano. Non è nemmeno strano il fatto che le sue attitudini prendano vita da una insoddisfazione propria e si trasformino gradualmente in una sorta di punizione verso se stessa e verso il proprio bisogno di affermazione e la ricerca di una felicità che in realtà teme.
In poche parole non ha il coraggio di osare. Il suo “osare” si riduce alla mera esperienza fisica, alla ricerca continua di quell’adrenalina che possa farle scaturire delle passioni e delle emozioni, rifuggendo tutto quello che potrebbe coinvolgerla in un vero livello emotivo. Lei la chiama “lussuria”, ma per tutto il film la tematica, più che la lussuria, diventa il “castigo”. Si punisce per tutto. Per gli uomini che irretisce, per le esperienze che prova, per la necessità di continuare a fuggire non appena una relazione diventa più importante. E poi si punisce quando uno dei tanti rapporti si trasforma in una relazione vera e propria.
Infine, si mortifica ulteriormente perché si è punita…
Insomma, non perde occasione per infilarsi in un angolo a orecchie basse, lasciando intendere che, in realtà, l’unico suo divertimento sia questo, non tanto il fattore sessuale in sé, dal momento che è usato solo come un mezzo per raggiungere l’obiettivo. Detto questo, se buona parte del film (prima e seconda parte), offre anche dei spunti riflessivi interessanti, gli ultimi dieci minuti hanno il potere di rovinare tutto con una chiusura a dir poco idiota. Talmente tanto idiota che la risultanza di quei 200 minuti di visione si racchiude nell’inutile tentativo di spacciare come intellual/pornografico un film che è solo stupido. Tutta la presunta poesia, psicologia, analisi e qualsiasi altra considerazione s’infrangono in quei dieci minuti finali di pena mortale, che trasformano tutta la pellicola in un qualcosa che non ha senso e non ha alcuna logica, se non quella, pretenziosa, di volerci far credere che al mondo esistono solo degli sfigati, senza scampo e senza speranza. Persino Justine, la sfigata letteraria per eccellenza, descritta dal Marchese de Sade, ottiene la propria rivendicazione finale, capendo quale sia la via per evitare la sfortuna che pare perseguitarla. La consenziente O, nel romanzo a lei dedicato (Histoire d’O), subisce consapevolmente le proprie “punizioni”, arrivando a comprende il meccanismo che mantiene vivo il rapporto fra schiavo e padrone. Questi due esempi, piuttosto pornografico il primo e decisamente erotico il secondo, affrontano le tematiche sessuali da un punto di vista anche psicologico, lasciando al lettore (o spettatore se avete visto i film tratti dalle opere) la comprensione di quanto ha avuto modo di apprendere. Un inizio, uno svolgimento e un finale che racchiudono una morale.
Bene, in Nymphomaniac non c’è morale, non c’è finale, c’è un ritornare all’inizio con la scusa che nulla cambia e le persone fanno tutte schifo, sono tutte ignobili e tutte pensano solo al proprio tornaconto. Il che se da una parte è vero, dall’altra non giustifica 200 e passa minuti di pippe mentali e di pretesti vari per doversi sorbire le evoluzioni ginniche della protagonista. Insomma, su cosa si basa questo film? Sul fatto che le piace il sesso… e a chi non piace? Sul fatto che non si è fatta scrupoli e ha provato ogni genere di esperienza? E dov’è la novità? Oppure sul fatto che alla fine tutti ci provano con lei? Anche con la protagonista di Twilight tutti ci provano e non per questo ne è stato fatto un film pseudo pornografico. Inoltre, le scene esplicite (più o meno esplicite, a dire il vero), nulla danno e nulla tolgono al film, sembrano messe lì solo per fare da contorno e per allungare il “brodo”, diventando l’antitesi totale di quello che potrebbe essere l’erotismo e persino la pornografia. Insomma, non eccita, non appassiona, non incuriosisce e non crea emozioni, solo una noia mortale. Se potete, statene alla larga.

Related Post

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

17 − tredici =

*