Noah, oltre gli effetti speciali… niente

Noah, oltre gli effetti speciali… niente

di Renata Morbidelli

Il 17 Aprile è andato in onda il film Noah su Paramount Channel. La presenza di Russel Crowe e di Anthony Hopkins nel cast e la grande pubblicità che gli era stata fatta quando uscì al cinema 3 anni fa, hanno spinto sull’acceleratore della mia curiosità fino a portarmi a volermelo guardare.
Il film inizia con Noè (Noah) bambino che sta per ricevere una speciale benedizione dal padre. Proprio mentre l’uomo sta per toccarlo con la pelle di un serpente e nominarlo ultimo discendente della stirpe di Set, arriva un manipolo di cavalieri che uccidono brutalmente il padre. Nella scena successiva troviamo Noah (Russel Crowe) già adulto, sposato e con tre figli: Sem, Cam e Jafet. Un sogno catastrofico lo avvisa di un’imminente distruzione da parte del Creatore: una tremenda alluvione spazzerà via l’umanità. La visione onirica, oltre a svegliarlo di soprassalto, lo lascia profondamente turbato. Qual è il significato del sogno? Qual è il suo compito? Come farà a salvare gli innocenti, ossia gli animali? Perché il Creatore non gli dà indicazioni a riguardo? Solo un uomo è in grado di dare le giuste risposte a tutte le sue domande: il nonno Matusalemme (Anthony Hopkins).

 Inizia così il suo viaggio verso la grotta dove vive il vecchio (che secondo le Scritture visse centinaia di anni). Durante il viaggio, Noè si imbatte in un villaggio saccheggiato dall’uomo che aveva ucciso suo padre e lì, in mezzo a un mare di corpi inerti, trova Ila, una bimba ferita, e decide di prendersene cura. Giunti nei pressi della montagna dove risiede Matusalemme, Noah e la sua famiglia decidono di accamparsi in una radura, ma vengono inizialmente ostacolati da alcune creature enormi, fatte di pietra e fango, chiamate i Vigilanti.  Solo dopo che Noè ha dimostrato loro di essere un discendente della stirpe di Set, viene lasciato in pace e aiutato dalle creature.
Salito nella grotta di Matusalemme, Noè, aiutato dal potere dell’anziano antenato, trova le risposte alle sue molteplici domande e riceve in dono un seme del Giardino dell’Eden. Grazie a quel piccolissimo seme, l’uomo farà germogliare l’intera valle trasformando la radura in fitta boscaglia. Con il legno degli alberi nati da quell’unico seme, Noè e la sua famiglia, aiutati dai Vigilanti, costruiscono l’Arca che trarrà in salvo gli animali durante il Diluvio. Da questo momento in poi, se finora vi sembra che la pellicola assomigli più a un fantasy che a un film biblico, gli eventi che seguiranno sono molto più vicini alla trilogia (che adoro) de Il Signore degli Anelli piuttosto che a qualsiasi altro film basato su miti legati alle Sacre Scritture. Dopo che, spontaneamente, sono arrivate tutte le specie di animali e sono salite sull’Arca, proprio mentre il re della stirpe di Caino, da sempre rivale di Noè, sta preparando il suo attacco, inizia a piovere. Le scene si fanno sempre più concitate: mentre l’acqua scende copiosa dal cielo, l’eterno avversario di Noè, il re appartenente alla stirpe di Caino, da sempre nemica dei discendenti della stirpe di Set, si prepara ad attaccare l’Arca. Nel frattempo Cam, che è sceso alla ricerca di una moglie per sé (e che l’ha trovata in un villaggio saccheggiato dal re), affronta il suo personale dramma essendo costretto da Noè ad abbandonarla al suo destino. Le enormi creature di pietra e fango (che nel frattempo avevano confessato di essere originariamente degli esseri di Luce), combattono contro l’esercito del re. Colonne d’acqua s’ergono imponenti dal terreno dando luogo a un fenomeno degno dei migliori fantasy. Mentre combattono, tirando colpi a destra e a manca sull’esercito del re, i Vigilanti ottengono il perdono divino e tornano gli esseri di Luce che erano un tempo e volano in Cielo.
Una volta placata la tempesta, Noè (Noah), in un delirio di onnipotenza, convinto che nel nuovo mondo gli esseri umani non siano contemplati, decide di voler uccidere le figlie di Ila (Emma Watson), ormai compagna di Sem da tempo. Sarà lo sguardo innocente delle due bambine a far cambiare idea all’uomo. In quell’attimo, come accede nelle Sacre Scritture, giunge una colomba con un ramoscello d’ulivo nel becco. L’epilogo del film si avvicina. La famiglia di Noè scende sulla terra ferma e inizia una nuova vita. L’ultima scena ritrae Ila (personaggio che non compare nelle Sacre Scritture), che contempla l’orizzonte e verso il futuro. 
La pellicola, a mio parere, oltre a un uso spropositato di effetti speciali, che fanno assomigliare il film a un fantasy, ha una trama alquanto semplice e, per certi versi, scontata. Unici punti di forza sono Russel Crowe e Anthony Hopkins che riescono, grazie alla loro indiscussa bravura, a dare il giusto spessore ai loro personaggi. Per il resto, seppure gli altri attori siano bravi a rendere i loro personaggi e i loro drammi, la caratterizzazione degli stessi è talmente scarna da farli, quasi, scomparire, all’interno della narrazione. Tutto sembra ruotare attorno alla figura di Noè e al carisma di Matusalemme. Sinceramente, date le premesse, mi aspettavo qualcosa di meglio.

Related Post

One thought on “Noah, oltre gli effetti speciali… niente

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

diciassette − sette =

*