Mad Max, Fury Road: da dimenticare!

Mad Max: Fury Road  – sabbia, inseguimenti e…

di Paolo Fiorino
 
Cosa si può dire di un film come questo? Partendo dal titolo, ingenuamente, verrebbe spontaneo aspettarsi un film su Mad Max, personaggio taciturno e iconico che gli appassionati della saga identificano con il faccione quasi inespressivo del miglior Mel Gibson degli anni 80.
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E invece no.
Mad Max c’è, beninteso, ma è poco più (o forse poco meno) dell’ombra di se stesso.
Il Mad Max originale era un vero pazzo furioso, un ex poliziotto incattivito dalla vita e consciamente spietato, il cui unico scopo era vendicare la morte della moglie e della figlia anche a costo di diventare uguale, forse peggiore, dei delinquenti che combatteva, quando il mondo conservava ancora qualche briciola di normalità.
Il Mad Max versione 2015 invece è un poveraccio che per metà film gira con un rastrello sulla faccia (del quale incredibilmente si libera con una limetta per unghie), incapace di emettere qualcosa di più intelligibile di un grugnito, costantemente in balia degli eventi, trattato come una riserva di sangue, prima sballottato come una marionetta sul cofano dell’auto di uno degli inseguitori e poi, una volta approdato sull’autobotte, sovrastato e cancellato dalle scene da una più credibile Furiosa (Charlize Teron), che da personaggio secondario si eleva a principale.
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Mad Max quindi non c’è… e allora cosa rimane?
Ma il mondo post apocalittico, ovvio, dimentichiamoci di Max e ripartiamo da qui.
Il mondo della trilogia originale è arrivato alla sua fine a causa dell’esaurimento delle risorse energetiche e tutta la storia che ne consegue è giocata sulla mancanza di benzina che diventa la risorsa in assoluto più preziosa. E in Fury Road, la benzina è effettivamente il perno principale dell’azione. Peccato che nel deserto sciamino, come vespe impazzite, centinaia di veicoli, automobili, motociclette, camion corazzati, che consumano più carburante di una flotta di portaerei come se questo non rappresentasse un problema.
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Alla faccia della coerenza!
E va bene, la coerenza non è fondamentale in un film del genere, ciò che conta è la storia!
Dunque… la storia… fatemi pensare… ci sono gli inseguimenti nel deserto… e poi… e poi… vabbè, in fondo ci sono gli inseguimenti, la storia a che ci serve?
E quindi niente trama. Bene, a questo punto abbiamo un film su Mad Max in cui Mad Max non c’è, senza coerenza e senza trama. Cosa resta? Ma gli inseguimenti, che diamine! Due ore ininterrotte di botti, esplosioni, ribaltamenti, acrobazie varie possono bastare per fare un grande film, visti i commenti unanimemente entusiastici che Fury Road ha ottenuto.
Riassumendo: se non vi stancate di vedere miriadi di automobili spinose, cariche di tizi cattivi ed emaciati, che si affiancano a un’autobotte corazzata (con due motori, perché contenere i consumi è importante) e invariabilmente finiscono schiantate in vari modi, questo è lo spettacolo ideale per voi (se siete appassionati di Wile E. Coyote & Road Runner amerete tutto questo correre nel deserto).
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 Ma dovete essere veramente ma veramente appassionati di automobili spinose e autobotti corazzate perché non troverete nient’altro in questo lungometraggio (e alla lunga l’azione senza senso né scopo riesce a essere noiosa invece che appassionante).
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In attesa del prossimo prevedibile capitolo della saga possiamo consolarci con due aspetti positivi: il chitarrista che suona le sue canzoni di guerra con una chitarra lanciafiamme, incatenato su un veicolo che corre a 70 km/h in mezzo a una bufera di polvere (è un personaggio molto bello anche se qualcuno dovrebbe spiegare come diavolo fa a suonare in quelle condizioni) e Charlize Teron/Furiosa, l’indiscussa e sorprendente protagonista del film.
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