Lezioni di piano: un vero capolavoro

 

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di Antonella Mattei

Ognuno di noi ha il suo film del cuore, quello che ci ha scavato dentro un solco profondo, un graffio che ha toccato un nervo scoperto. Solitamente non amo i film romantici, quelli melensi, gli amori inarrivabili, impossibili: mi annoiano, mi annoiano a morte; quello di cui vi andrò a parlare tratta anche d’amore, ma non è il tema principale: l’incomunicabilità è il tema portante. Film pluripremiato: Palma d’oro al 46º Festival di Cannes e tre Premi Oscar nell’edizione del 1994: migliore attrice (Holly Hunter), migliore attrice non protagonista (Anna Paquin) e migliore sceneggiatura originale (Jane Campion), rimanendo fino al 2015 il film australiano con il maggior numero di Oscar vinti.

Come i più esperti avranno già capito, sto parlando di Lezioni di piano, film potente, introspettivo e, aspetto non da poco, scritto e diretto da una donna Jane Campion, che ha saputo trovare un equilibrio perfetto tra l’aspetto romantico e quello violento dell’amore. Le donne che arrivano a ricevere l’Oscar per la sceneggiatura sono davvero poche e la Campion merita questo riconoscimento per il grande  e perfetto lavoro effettuato. Ma vediamo la trama.

Nel 1853 Ada è una donna muta dall’età di 6 anni e viene data in moglie, contro la sua volontà, ad un ricco proprietario terriero della Nuova Zelanda; parte così dalla Scozia in compagnia della figlia, della quale si ignora per tutto il film chi sia il padre, e del suo inseparabile pianoforte. L’aspetta una  vita dura, in un contesto di colori forti, emozioni intense ed un oceano impetuoso che atterrisce e attrae allo stesso tempo. La donna purtroppo non riesce ad interagire con questo marito imposto, lui non la capisce e non perché sia muta, ma per la mancanza di empatia: l’incomunicabilità della quale parlavo e per la quale non serve per forza la voce, è una questione di pelle, di passione, di attrazione e inevitabilmente  Ada commette un errore fatale: s’innamora di un bianco divenuto maori, nonché lavorante nella tenuta del marito;  proverà a resistere fino allo strenuo, ma lui reso folle dal desiderio chiederà ad Ada  quelle che sembrerebbero delle innocenti di lezioni di piano che porteranno inesorabilmente i due verso la passione più travolgente.

ldp keitel

La figlia, lasciata spesso fuori dal capanno dove questa passione brucia e si consuma vede tutto e lo riferisce al patrigno, principalmente perché gelosa dalla mancanza di attenzione della madre, e Ada viene privata sia del suo amante sia dell’insostituibile pianoforte, sua unica forma di comunicazione.  Posta di fronte alla scelta di quale sia l’uomo che desidera, Ada non ha dubbi e sceglie l’amante: il marito, ferito dal disonore e dalla rabbia, le amputa l’indice della mano privandola della possibilità di suonare e la imprigiona nel fitto della foresta durante la stagione delle piogge. Il maori la ritrova e la porta via da quella terra e da quella vita, ma Ada è troppo triste: è muta e non può suonare e la sua gestualità istintiva e ragionata è compromessa dall’amputazione, sulla canoa che dovrebbe portarla in salvo il suo pianoforte cade in acqua e Ada decide di seguirlo nell’oceano, e lì sotto, mentre annega, lei guarda la canoa in alto, il suo amore che la chiama, mentre gli abiti pesanti la tirano sempre più a fondo. Il finale non lo svelo,  caso mai non l’aveste visto…

I panorami sono spettacolari e assolutamente meravigliosa la colonna sonora di Michael Nyman: quella musica suonata sulla spiaggia dell’oceano in tempesta è quanto di più meraviglioso si possa immaginare e da sottolineare che è la stessa protagonista Holly Hunter a suonare gli assoli al piano per tutto il film, l’attrice ha anche preso lezioni del linguaggio dei segni per essere il più possibile credibile nei panni di donna muta.

Ada è magistralmente interpretata da Holly Hunter, alla Campion è bastato un solo provino per darle la parte: un metro e cinquantasette scarso di enorme talento e, malgrado imbruttita dal ruolo  richiestole, emana una carica erotica che nemmeno gli angeli di Victoria Secret possono raggiungere. Suo marito è Sam Neill  che regala al pubblico una delle sue interpretazioni migliori e il maori un superlativo Harvey Keitel in un ruolo che solitamente non siamo abituati a vedere ma che ricopre con grande perizia e tutti si muovono in un’atmosfera annebbiata su spiagge candide sporcate da improvvise scie di violenza.

Vorrei segnalare una scena che ritengo particolarmente seducente e degna di attenzione ai cinefili più  attenti: Ada sta al piano, suonando per il maori, lui subisce il suo fascino e la desidera ma lei è integerrima, costretta in decine di strati di abiti e sottogonne rigidissime,  allora lui si sdraia a terra, sotto il piano, e guarda i suoi piedi racchiusi negli stivaletti stringati e le gambe  celate sotto spesse calze nere: poi trova un buco nelle calze e sfiora con un dito la pelle candida di Ada.
Mai tanta sensualità è stata rappresentata senza scoprire nemmeno un centimetro di pelle, malgrado il film non risparmi roventi scene di sesso e nudi integrali.

Le donne, quando ci si mettono d’impegno, realizzano capolavori. Questo è uno.

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