L’evoluzione del Musical

di Renata Morbidelli

Il Musical  nasce tra la fine dell’ ‘800 e l’inizio del ‘900, nei teatri statunitensi, come evoluzione dell’Opera. Approda nel grande schermo, andando alla conquista del pubblico cinematografico, tra gli anni ’30 e ’40. In queste prime pellicole la parte musicale e del ballo è molto più curata rispetto alla trama. La celeberrima Cheek to cheek, col suo ritmo swing ad esempio, è stata appositamente scritta per essere cantata dalla voce di Fred Astaire e per risaltare l’eleganza dei movimenti dell’attore e della sua partner Ginger Rogers nella pellicola “Cappello a cilindro”, primo titolo che vede la coppia di attori come protagonisti. I due vengono coinvolti nella produzione di un gran numero di pellicole, sia in coppia che separatamente.

Altre Star del medesimo periodo sono: l’indimenticabile Frank Sinatra (“The Voice”), con pellicole come “Las Vegas Night”, del ’41, Judy Garland (moglie di Vincente Minnelli e madre di Liza Minnelli), interprete, tra le altre, della celeberrima pellicola “Il mago di Oz”, Gene Kelly, con il film “For me and my Gal” (1942) e la piccola Shirley Temple (detta Riccioli d’oro, anche se i suoi capelli, in realtà, non erano né biondi né, tanto meno, ricci), che vediamo protagonista di pellicole come “La piccola ribelle”, “Capitan Gennaio” e “Zoccoli olandesi” (Heidi) in cui la “bambina prodigio” incanta il pubblico delle sale con i suoi graziosi numeri di tip-tap e le sue espressioni buffe. Gli anni ‘50 e ‘60 vedono ancora come protagonisti alcune delle Star sopracitate.

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A queste si affiancano nomi tipo Dean Martin, spesso in coppia con Jerry Lewis e Julie Andrews. Pur mantenendo una leggerezza di fondo, le trame acquistano corpo e le canzoni diventano, sempre più spesso, la normale continuazione della battuta precedente. Gene Kelly ha un gran successo con la celeberrima pellicola “Cantando sotto la pioggia” del ’52.

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Julie Andrews, dopo una ricca produzione di spettacoli teatrali e pellicole, è protagonista di “Mary Poppins” e “Tutti insieme appassionatamente” (The sound of music), rispettivamente del 1964 e del 1966, in cui, oltre alle sue indiscusse doti canore, ci mostra di essere anche una discreta attrice. Indimenticabile, come è stato già detto, è la coppia comica e canora Martin-Lewis. Insieme i due recitano in numerosi film dividendosi, in maniera equilibrata, la parte vocale e quella comica. Tra i Musical di quel periodo, vediamo approdare sul grande schermo “Sette spose per sette fratelli” e “West Side Story”. I due film, pur trattando argomenti diversi, sono i perfetti Musical in pieno stile di Broadway. Tra la fine degli anni ‘60 e all’inizio dei ‘70, il mondo del Musical ha la sua personale rivoluzione. Sul palcoscenico prima e nelle pellicole poi, si nota una netta distinzione tra il più “tradizionale”, anche nei temi trattati, “Grease” e i “rivoluzionari” “Hair” e “Jesus Christ Superstar”.


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Si può notare, infatti, una netta distinzione tra la leggerezza della favola moderna Grease, in cui si narrano le vicende e gli amori di un gruppo di studenti di un liceo, e il mondo colorato e delirante degli Hippie di Hair, che danno voce alla loro protesta pacifista che fa da contro altare allo spettro della devastante guerra nel Vietnam. Un’ulteriore rivoluzione si compie, nel Musical Jesus Christ Superstar.

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Qui le figure di Gesù e dei suoi seguaci sono completamente stravolte e contaminate dalla filosofia Hippie e, musicalmente parlando, non c’è stacco tra una canzone e l’altra, avvicinando, così, il Musical a un’Opera moderna. Dello stesso periodo (anche se qui facciamo riferimento alla data della messa in scena degli spettacoli teatrali) e il Musical “Cabaret” con Liza Minnelli.

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Ambientato nella seconda guerra mondiale, mostra il mondo, fatto di calze a rete, lustrini e paillette del Cabaret degli anni ’30 e ’40.  Da qui in poi il Musical cambia volto: l’eleganza dei movimenti, lascia spazio a una gestualità più decisa e quasi “sporca”; se ne vanno, per lo più, le grandi musiche orchestrali per lasciare spazio alle chitarre elettriche delle nuove sonorità. Molte pellicole dei nuovi Musical mostrano il complesso e spietato mondo dello spettacolo visto dall’interno. “Chorus Line”,  dell’85, ne è un esempio.

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Negli anni 2000 tornano le guepiere, le calze a rete e le paillette di “Chicago”, ambientato negli anni ’20, ma dai toni decisamente moderni, e “Moulin Rouge” che, narrando la storia di Satine, ballerina del famoso locale parigino, ci porta in un mondo esageratamente colorato e luccicante, in netto contrasto con le sue condizioni di salute e con i drammi che si consumano dietro le quinte e tra i camerini del locale. In queste due pellicole troviamo due attrici, normalmente abituate a recitare in pellicole di tutt’altro genere, che si cimentano, con successo, in performance canore e in vere e proprie coreografie: Catherine Zeta Jones per “Chicago” e Nicole Kidman
in “Moulin Rouge”.

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