L’Estate Addosso di Gabriele Muccino è l’incubo peggiore del cinema italiano

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L’estate addosso è un film in cui nulla funziona per più di un secondo e mezzo

di Elisabetta Limone

È stato scritto in ogni modo, quasi fino alla nausea: è stato un anno entusiasmante per il cinema italiano. Film bellissimi  e diversi come Non essere cattivo e Lo chiamavano Jeeg Robot, la commedia al suo massimo con Perfetti sconosciuti e poi uno stuolo di attori e attrici giovani e di grande talento. Segnali importanti, arrivati dopo anni di generale scarsità di idee e qualità, e che hanno ridato slancio a tutto il cinema italiano.

Un periodo inaugurato dalla presentazione fuori concorso di Non essere cattivo al Festival di Venezia 2015 e che viene bruscamente interrotto sempre a Venezia, da un altro film. Sì, perché L’estate addosso di Gabriele Muccino è l’ultimo film di cui avrebbe bisogno il cinema italiano in questo momento.

L’estate addosso è l’ennesimo racconto “dell’estate più bella della mia vita”. Protagonisti Marco e Maria, due ragazzi romani che, ottenuta la maturità in una esclusiva scuola internazionale, vanno a farsi un giretto a San Francisco. Non pensate però che siano amici: i due non si sono mai calcolati, ma hanno sfruttato la stessa conoscenza in comune che abita in California e che li ha piazzati a casa di una coppia gay che conosce vagamente.

Se le premesse vi sembrano già fumose e improbabili, fate benissimo. Ad ogni modo, i quattro vivranno insieme l’estate che resterà loro “addosso per tutta la vita”, un po’ come l’incredulità attanaglia lo spettatore in sala.

 

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