La tv della cronaca nera

La tv della cronaca nera

È come se ne parla, il problema, spiega Antonio Dipollina dopo gli ultimi disastri

Su Repubblica di sabato 14 gennaio, Antonio Dipollina ha parlato delle recenti critiche a Barbara d’Urso e più in generale al modo con cui la televisione italiana si occupa dei casi di cronaca nera. D’Urso è da giorni criticata sui social network e sui giornali per aver lasciato intendere che l’uomo abbia aggredito con la benzina la sua ex fidanzata per “troppo amore”. Dipollina scrive che da tempo il problema generale consiste nel «modo, l’insistenza, la ricerca a tutto campo dei particolari e delle scene più shock, il salto palpitante da una vicenda all’altra», ma che finora nessuno ha provato a cambiare le cose perché un circolo vizioso del genere conviene un po’ a tutti («non si fa per gli ascolti, piombare e stare attaccati ai delittacci, si fa per esserci, per rilanciare via avvocati e interessati vari una tesi o l’altra o per creare nuovi sviluppi via televisione»).

Basta, parlate d’altro, dice Fiorello e si riferisce alla cronaca nera dilagante in tv. Le risposte sono improntate più o meno a “non ci pensiamo nemmeno”, più richiami a una maggiore sobrietà che si sa come andranno a finire. Negli ultimi giorni, tutti di nuovo sotto accusa, grazie allo showman reduce con ogni evidenzia dalla visione delle scene più forti. E qui si va subito a Barbara D’Urso e al pomeriggio della ragazza bruciata con la benzina, Ylenia, collegata live e a quella frase infelicissima che scappa alla conduttrice: «A volte il troppo amore… ». Social scatenati, Fiorello, polemiche finché la D’Urso reagisce: «Nessuno si permetta di pensare che io sono contro le donne. Intendevo dire che un contesto di amore eccessivo trasforma certi uomini in bestie disumane ». Ma siamo comunque lì, alla polemica inestinguibile negli anni su quanto, come, dove, la cronaca nera diventi bassissimo materiale televisivo con tutte le conseguenze del caso.

Il generico “i pomeriggi in tv” non può rendere l’idea: la nera è ovunque e da questa stagione, per dire, Rai3 allieta anche il mezzogiorno con la quotidiana di Chi l’ha visto?: ma qui nessuno si è mai sognato di eccepire alcunché. In quanto sotto accusa è ovviamente il modo, l’insistenza, la ricerca a tutto campo dei particolari e delle scene più shock, il salto palpitante da una vicenda all’altra («Passiamo dall’acido alla benzina» dice a un certo punto la D’Urso), materia continua nell’intera giornata televisiva per tutto l’anno. Finché la cronaca vera, quella là fuori, si presenta in maniera pesante, succede di tutto e tutto insieme, e l’effetto è dirompente.

Sorgente: La tv della cronaca nera – Il Post

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