La pazza gioia: due donne alla ricerca di sé

 

 

 

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di Renata Morbidelli

Incuriosita dal trailer, sono andata a vedere il film “La pazza gioia“. Mi aspettavo di vedere una commedia leggera, ma mi sono lasciata sorprendere da una pellicola che fornisce molti spunti di riflessione per lo spettatore.

Beatrice e Donatella sono pazienti di Villa Biondi: un istituto di igiene mentale femminile. La prima (Valeria Bruni Tedeschi) è una mitomane, mentre la seconda (Micaela Ramazzotti) è una depressa con probabili problemi di tossicodipendenza. Condividendo la stessa stanza all’interno della struttura, instaurano un particolarissimo rapporto di amicizia. Pur essendo l’una l’opposto dell’altra, riescono a compensarsi a vicenda e a creare un equilibrio perfetto.

Durante una delle uscite periodiche, vedendo passare un autobus di linea, decidono di salire per vivere un’avventura lontane dalle mura di Villa Biondi per darsi, appunto, alla pazza gioia. Ha inizio, così, la loro rocambolesca fuga. la-pazza-gioia-2-770x439_c

Durante il viaggio, le due donne si aiutano a vicenda a rimettere insieme i cocci delle loro esistenze travagliate.

Donatella, cresciuta con un padre sempre assente e una madre psicologicamente instabile, è una sbandata in balia di uomini di dubbia moralità. Il proprietario di una discoteca, approfitta della sua ingenuità. Dalla loro relazione nascerà un figlio. Data la situazione delicata della ragazza, i servizi sociali decidono di affidare il piccolo a una casa famiglia. L’incontro col padre naturale del bambino sconvolge oltremodo Donatella. Il gesto sconsiderato della giovane porterà il tribunale a decidere per l’adozione del minore e a imporre alla donna un’ordinanza restrittiva.

Nonostante Beatrice abbia, realmente, origini nobili, trasportata dalle sue manie di grandezza, ha ridotto quasi sul lastrico la famiglia firmando documenti a favore di un imbroglione.  La madre, una contessa squattrinata, si vede costretta a prestare la sua villa alle troupe cinematografiche per racimolare qualche soldo. L’ex marito avvocato, dopo la separazione da Beatrice, s’è rifatto una vita. Ormai per la donna è ora di rendersi conto che nessuno ha voglia di prendersi cura realmente di lei. Perfettamente coerente con il suo modo di agire, ruba un’auto alla troupe cinematografica che sta girando un film a casa della madre e prende un gioiello dalla cassaforte del marito dopo averlo narcotizzato.

Decisa ad aiutare Donatella, cerca notizie della sua vicenda nel web e trova l’indirizzo dei genitori adottivi del figlio. Spacciandosi per un’assistente sociale interessata al caso, riesce a ottenere un breve colloquio con i genitori del bambino. I due, conoscendo il soggetto meglio di lei, si rifiutano ascoltarla 

Beatrice e Donatella passano la notte in spiaggia. Al suo risveglio, Donatella si ritrova sul bagnasciuga da sola a pochi metri dall’ombrellone dei genitori adottivi del suo bambino. Il figlio è li, a meno di un passo da lei. I loro sguardi si incrociano. Le mani tremanti di Donatella cercano di sfiorarlo. Con uno sguardo, la donna cerca l’approvazione del padre.  Donatella ha la possibilità di giocare con suo figlio.

Il cerchio si chiude. Rasserenata e sfinita, Donatella decide di tornare a Villa Biondi. Là troverà ad attenderla Beatrice. Le due amiche ora sono pronte ad affrontare, abbastanza serenamente, il resto della terapia.

Bravissime e convincenti Valeria Bruni Tedeschi e Micaela Ramazzotti nei panni di due donne decisamente difficili da interpretare. Convincete anche la trama e la maniera in cui viene resa dal regista.

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