Film Disney: dall’originale alla versione italiana

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di Renata Morbidelli

 

Fin da piccola, sono stata appassionata dei film della Disney perché, con la loro magia, mi hanno trasportata, almeno per un po’, in un mondo fatto di sogni, emozioni e bellissime canzoni. Alcune, soprattutto quelle dei Classici, grazie anche alla melodia e alle doti vocali degli interpreti dell’epoca, sia nella versione italiana (quella alla quale siamo abituati ad ascoltarle), sia in quella originale, sono dei capolavori che incantano e fanno sognare anche gli adulti. Ma siamo sicuri che ciò che ascoltiamo, soprattutto nelle canzoni, sia fedele all’originale? Nel film “Robin Hood”, per esempio, se pendiamo il testo della canzone “The Phony King of England”(“Giovanni, il Re fasullo d’Inghilterra”) e facciamo il confronto con la traduzione, resteremo sorpresi dalla fedeltà con la quale è stato reso in italiano.

The phony King of England

Oh the world will sing of an English King
A thousand years from now
And not because he passed some laws
Or had that lofty brow
While bonny good King Richard leads
The great crusade he’s on
We’ll all have to slave away
For that good-for-nothin’ John
Incredible as he is inept
Whenever the history books are kept
They’ll call him the phony king of England

Nei Classici “Snow White and the seven dwarfs”, “Cinderella” e “Sleeping Beauty” le canzoni più conosciute, come “Some day my prince will come”, “A dream is a wish your heart makes” e “Once upon a dream” (“Il mio amore un dì verrà”, “I sogni son desideri” e “So chi sei”) pur mantenendo lo stesso significato, i testi italiani si scostano lievemente dagli originali. La stessa cosa, nel tempo, è possibile riscontrarla in molti capolavori della Disney.

So chi sei
vicino al mio cuor ogn’or sei tu
so chi sei
di tutti i miei sogni il dolce oggetto sei tu
anche se nei sogni
è tutta illusione e nulla più
il mio cuore sa
che nella realtà
da me tu verrai
e che mi amerai
ancor di più

Un capitolo a parte, a mio parere, è da riservare a due canzoni del film Disney “ The Aristocats”. La prima è “Thomas O’ Malley” (“Er mejo der coloseo”) in cui il bel gattone rosso, (Romeo nella versione italiana e Thomas O’ Malley in lingua originale) pur presentandosi in entrambi i casi, come se fosse il re della città, lo fa attraverso due testi completamente diversi.

Thomas O’ Malley

“I like a cheech-a-cheech-chee-roni
Like they make at home
Or a healthy fish with a big backbone
I’m Abraham De Lacy
Giuseppe Casey
Thomas O’malley
O’malley, the alley cat
I’ve got a wanderlust
Gotta walk the scene
Gotta kick up highway dust
Feel the grass that’s green
Gotta strut them city streets
Showin’ off my eclat, yeah!
Tellin’ my friends of the social elite
Or some cute cat I happen to meet
That I’m Abraham De Lacy
Giuseppe Casey
Thomas O’malley
O’malley, the alley cat

La seconda è “Everybody wants to be a cat” (“Tutti quanti voglion fare jazz”). In questo caso non solo i due testi si discostano tantissimo, ma addirittura, come si evince dai due titoli, quella originale parla della bellezza di essere un gatto, mentre nella versione italiana, prendendo probabilmente spunto dal fatto che tutti gli amici di Romeo sono jazzisti, parla della bellezza di questo genere musicale.

Ev’rybody wants to be a cat

Ev’rybody wants to be a cat
Because a cat’s the only cat
Who knows where it’s at
Tell me!
Ev’rybody’s pickin’ up on that feline beat
‘Cause ev’rything else is obsolete
A square with a horn
Makes you wish you weren’t born
Ev’rytime he plays
But with a square in the act
You can set music back
To the cave man days

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