La guerra lampo dei Fratelli Marx

La guerra lampo dei Fratelli Marx

di Leo McCarey

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traduzione di Giancarlo Usai

Nel 1933 il mondo non era pronto per i Fratelli Marx, figuriamoci se potesse essere pronta Hollywood. Accogliere i quattro fratelli e la loro comicità fuori da ogni logica del tempo era un’impresa impossibile e infatti la gloriosa Paramount decise di non rinnovare ai quattro il contratto proprio all’indomani del fallimento de “La guerra lampo dei fratelli Marx”. Il film, infatti, ottenne scarsi riscontri di pubblico e un’accoglienza critica molto tiepida, tanto che in molte recensioni venne definito come deludente e molto meno divertente delle altre perfomance già apprezzate negli anni addietro.
Ora, per fortuna, non c’è bisogno di questa pietra miliare per fare di “Duck Soup” un monumento capitale del cinema comico e della satira cinematografica. Il motivo di questo apprezzamento tardivo è semplice: il tempo giusto per capire appieno la genialità di Groucho e soci è giunto con decenni di ritardo rispetto alla loro vita terrena. La considerazione è valida per tutta la carriera del gruppo, ma lo è ancora di più proprio per “La guerra lampo”, la cui corrosiva e implacabile ironia su un mondo pronto a rivivere un secondo conflitto mondiale risultò da una parte fin troppo sofisticata e dall’altra odiosamente da evitare e, dunque, da censurare.

Libertà, al cinema si può sognare davvero

Prendete uno Stato che viene definito “non libero”, dategli una sorta di dittatore demente cui vengono attribuiti pieni poteri, mettetegli accanto un Paese confinante con cui possono esserci delle tensioni e poi fate scoppiare una guerra. Il protagonista di questa rutilante farsa è Rufus T. Firefly, interpretato dalla maschera esilarante, ma sempre malinconica, di Groucho: sopracciglia e baffi dipinti, inseparabile sigaro in bocca, andatura dinoccolata, favella a mitraglia. Il suo stile comico viene dunque catapultato, come al solito, in una realtà totalmente contrastante con il piglio della sua recitazione. Firefly deve gestire la delicata situazione del rapporto tra Freedonia e la vicina Sylvania, il cui ambasciatore Trentino (Louis Calhern) è sul punto di dichiarare guerra. Senza mai specificare i motivi che rischiano di portare al conflitto, da una parte Groucho e dall’altra i due scagnozzi del rivale, ovvero Chicolini (Chico Marx) e Pinky (Harpo Marx), proseguono le loro azioni nonsense, in un vortice di situazioni episodiche che dal comico sfiorano il grottesco.
Si diceva di uno stile difficile da comprendere per il pubblico degli anni 30, spiazzato, in effetti, da questo raffronto evidente: nei film dei Marx tutti recitano parti serie tranne loro. Sono loro che portano scompiglio dileggiando l’autorità precostituita, il perbenismo imperante, la concezione di mondo occidentale accolta dall’opinione pubblica. Mentre politici, diplomatici e aristocratici parlano di guerra e pace, prendendosi terribilmente sul serio, Groucho, Chico e Harpo mettono in scena la loro commedia demenziale.

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