Iron Fist: deludente

Iron Fist: deludente, ma qualcosa di buono c’è

Tralasciando le inutili polemiche sorte intorno al personaggio principale, ovvero quelle inerenti al fatto che avrebbe dovuto essere asiatico e non “bianco” (d’altra parte il fumetto originale prevede che il protagonista sia caucasico), la nuova serie della Marvel presenta le stesse pecche delle precedenti (Daredevil, Jessica Jones e Luke Cage): trame deboli, personaggi poco realistici e diverse incongruenze nello svolgimento della storia.

Detto questo, alla fine, queste serie televisive possiedono alcuni lati positivi che non sono comunque da sottovalutare e il primo fra questi è il fatto che intrattengono. Ed è proprio questo il fine ultimo di qualunque cosa venga trasmessa. L’intrattenimento è il confine che distingue un prodotto decente da uno scadente e Iron Fist, per quanto possa non essere del tutto convincente, non è così male come molte recensioni recenti vogliono far credere.

Ovviamente, il tutto dipende da cosa lo spettatore si aspetta di vedere iniziando a seguire il serial.

Quindi partiamo dall’inizio, cioè dalla trama.

Il giovane Danny Rand ricompare a New York per reclamare la sua parte dell’impero economico costruito dal padre e dal socio. Il fatto suscita ancora più clamore a causa del fatto che Danny è scomparso da piccolo sull’Himalaya quando, viaggiando con i genitori, l’aereo è precipitato. Creduto morto, Danny fa fatica a riprendere il proprio ruolo nella società, anche perché la sua missione, in realtà, è quella di combattere la Mano, un’organizzazione criminale contro cui tutti gli altri Iron Fist, che lo hanno preceduto, hanno dovuto confrontarsi.

Danny è un personaggio conflittuale, combattuto fra il dovere di tenere fede a quanto gli è stato insegnato dai monaci e sconfiggere il nemico giurato, oppure diventare il rampollo che eredita i beni di famiglia e torna a essere ciò che era destinato a essere. In realtà, tutte queste “paranoie” sono piuttosto noiose e portate all’attenzione dello spettatore con inutili ripetizioni e sottolineature del tutto scontate. I personaggi di contorno si muovono intorno a Danny diventando a tratti fin troppo ingenui o incredibilmente scaltri e ambigui e la questione può risultare alquanto fastidiosa. Il tutto condito da “cattivi” poco convincenti, a volte persino “buoni”, fatto imperdonabile per un cattivo che si rispetti.

Tuttavia, dicevamo che qualcosa di buono c’è e, a parte la questione dell’intrattenimento, le scene di combattimento sono piuttosto godibili e ben realizzate, forse non spettacolari ma eseguite con quelle tecniche old style che riportano alla mente i primi film di kung fu e arti marziali. In alcuni punti, e mi perdoni la Disney, i richiami a Kung fu Panda si sprecano.

In conclusione, per gli appassionati di Super Eroi e in particolare di quelli della Marvel, Iron Fist non è un prodotto all’altezza di altri più famosi, più curati e proposti al pubblico in modo più convincente. Iron Fist fa semplicemente parte di una serie di prodotti, realizzati a basso costo, con cui i produttori (Kris Henigman, Alan Fine, Stan Lee, Joe Queseda e altri) hanno cercato di portare alla ribalta anche i personaggi minori e di nicchia del colosso Marvel.

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