Hercules, Xena e la mitologia dei pomeriggi su Italia 1 negli anni ’90

Hercules, Xena e la mitologia dei pomeriggi su Italia 1 negli anni ’90

Ricordate i due supermuscolosi del fantasy anni ’90 su Italia 1?

Tra i cosiddetti film peplum (anche chiamati “sandaloni”) degli anni Cinquanta e Sessanta, con culturisti americani e pin-up europee che interpretavano gladiatori e sacerdotesse in atmosfere paludate e con fondali di cartapesta e le vividissime rappresentazioni di 300 o Spartacus, con i corpi dei guerrieri dell’antichità che letteralmente escono fuori dallo schermo, c’è stata la terra di mezzo degli anni Novanta. In questo periodo storico infatti, seppur ci si è allontanati dal modello “Maciste contro Totò” di quasi trent’anni prima, ancora non si erano toccate le vertigini erotiche degli addominali degli spartiati. Vero e proprio manifesto di ciò sono state due serie tv di culto, ovvero Hercules e Xena.

Accomunate da una sorta di destino gemello essendo entrambe uscite, quasi in contemporanea, nel 1995, in realtà hanno più di una differenza. Tanto per iniziare Hercules, nell’interpretazione di Kevin Sorbo è molto più classico e tradizionale nella sua rappresentazione. Grosso modo è l’eroe delle 12 fatiche poi declinato in un centinaio di episodi tutti dal taglio bonaccione. Il figlio di Zeus infatti è, in fine dei conti, un bel manzo che ha come unico scopo nella vita vagare di terra in terra per salvare i più deboli e gli afflitti: egli uccide solo se costretto (di solito dei dichiarati carognoni e farabutti oppure degli orribili mostroni dall’aspetto ributtante). Un po’ tontolone e dalla chioma leonina senza l’ombra di una doppia punta, l’Hercules di The Legendary Journeys sembra uscito da una scatola di un’action figure.

 

 

Con Xena: Warrior Princess siamo su altro pianeta. Nato originariamente come uno spin-off di Hercules la serie ha una protagonista principale, Lucy Lawless, molto interessante. Benché si dichiari una principessa non ha alcun fare regale o atteggiamento da reginetta del ballo: è cazzuta, risoluta e decisa, decisamente mascolina anche se il tutto è giustificato appoggiandosi, diciamo così, alla tradizione delle Amazzoni, le noti guerriere dell’antichità. Eppure Xena le sorpasso grandemente in quanto a capacità combattive: riesce a sgominare interi eserciti da sola senza essere figlia neppure di un dio minore e più di una volta è quasi crudele con i nemici che se lo meritano. Al contrario del suo bombastico collega, Xena non si fa troppi problemi ad uccidere o a decapitare con il suo cerchio di metallo rotante gli avversari che le si parano davanti.

 

 

 

Questa dicotomia mascolino-femminino rovesciata, diciamo così, si ripete anche negli alleati/compari che i due si portano dietro. Hercules è infatti accompagnato da Iolao, interpretato da Michael Hurst, una specie di farabutto e impostore dalla parlantina pronta e dalla naturale simpatia. Amatissimo dai fan della serie, Iolao non brilla, quasi mai, per eroismo e sprezzo del pericolo: preferisce la soluzione più facile e la via più breve, altro che campione del mito!

 

 

Olimpia (ma il cui nome originale è Gabriele), interpretata da Renée O’Connor, è invece di tutt’altra pasta. La compagna di Xena è coraggiosa  ma anche intelligente ed è sempre prodiga di utili consigli. Conosce la storia dei miti e delle leggende di Grecia così come le caratteristiche dei diversi popoli o tribù che si incontrano: insomma è una sorta di enciclopedia-carrarmata che più volte salva Xena dalle situazioni più spinose.

Nonostante Hercules e Xena siano apparentemente fatti l’uno per l’altra, non è che questo rapporto (al di là di una puntata appositamente pensata) sbocci mai realmente. Molto più interessante, e lasciato sempre molto sfumato da parte degli sceneggiatori della serie, è bensì il rapporto tra la stessa Xena e Olimpia/Gabrielle: c’è chi è pronto a giurare nel primo amore saffico della storia delle serie televisive ma la verità non è mai stata spiegata fino in fondo.

Tuttavia entrambe le serie erano più che godibili proprio per la loro intima natura a metà strada tra un cartone animato e un film serio: non c’era più la trita morale pudica e cristianeggiante di Ben Hur ma non si era neppure ai tripudi della carne di una Eva Green in 300  Rise of an Empire.  In questo limbo, dove alcune guerriere erano sì sexy e ammiccanti ma dove poteva capitare che Hercules si mettesse a suonare una sorta di cetra elettrica nel bel mezzo del mercato di Tebe, le giovani generazioni degli anni Novanta hanno avuto il loro primo impatto con la mitologia greca.

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