Hemlock Grove: evitate, se potete

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Hemlock Grove è una serie televisiva statunitense adattata da Brian McGreevy e Lee Shipman per il servizio di streaming Netflix e basata sull’omonimo romanzo di McGreevy (wikipedia).

E potrei anche chiuderla qui, tanto, per quello che c’è da dire, una riga in più o meno non farebbe differenza. Tuttavia, qualcosa ve la dirò comunque, se non altro per risparmiare a qualche malcapitato di sorbirsi questa inutile serie, attratto magari dal fatto che è basata su vampiri e licantropi… e qualche altro essere non ben definito. In realtà niente è “BEN DEFINITO”, anzi, si potrebbe dire che è tutto un minestrone, condito con elementi che passano dall’horror al ridicolo… transitando per altre vie inesplicabili.

Quindi torniamo all’inizio: cos’è Hemlock Grove?

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In teoria dovrebbe essere una serie televisiva incentrata, appunto, su una storia fra vampiri e licantropi. Nella classica cittadina sfigatella, di un non ben definito stato americano, si trasferisce tale Peter Rumancek, giovane zingaro e licantropo, che fin da subito viene sospettato del brutale omicidio di una ragazza. In breve tempo a lui si unisce Roman, rampollo della famiglia più in vista di turno, che non solo non sa nemmeno di essere un vampiro (e per fortuna che non splende come una palla da discoteca sotto il sole, pur essendo un diurno) ma è talmente tanto complessato dal suo essere “ricco e viziato” da fare quasi pena. I due intrepidi (si fa per dire) giovinastri indagano sull’omicidio per discolpare se stessi e per trovare il vero colpevole.

Detta così, in teoria, avrebbe potuto essere anche un serial interessante, se non avvincente. Gli ingredienti c’erano tutti e avrebbero potuto diventare una buona prova di regia e recitazione… Avrebbero potuto…

Ma così non è stato. Mi sono fermata alla prima stagione rifiutandomi categoricamente di proseguire oltre. Anche riuscire ad arrivare al termine dell’episodio conclusivo è stata una gran fatica, ve lo posso assicurare.

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Troppi luoghi comuni, troppo scontata la trama, troppo deboli le caratterizzazioni dei personaggi, mancanza di logica, di fedeltà letteraria, di pathos emotivo… insomma, un vero disastro. Gli effetti speciali, quelli che coinvolgono soprattutto la trasformazione da umano a lycan, sono francamente brutti da vedere. Persino quelli visti in Un lupo mannaro americano a Londra (perdonate il paragone!), nel lontano 1981, erano più realistici di quelli proposti in Hemlock Grove.

Unica nota, degna di essere citata, è il personaggio tragico di Shelley, sorella di Roman ed essere deformato da non si sa bene quale strano esperimento. Il rimando a Frankenstein e a Mary Shelley (guarda caso…) è decisamente voluto e la parte, interpretata da Nicole Boivin, è l’unica che abbia realmente senso in tutta la storia.

Una curiosità: Roman, il vampiro della serie, è Bill Istvan Günther Skarsgård, fratello del più noto Alexander, anche lui vampiro (ma va?!) in True Blood e di Gustaf , anch’esso attore… e, tenendo conto degli altri parenti presenti nella famiglia Skarsgård (papà Stellan è altrettanto famoso), presto potrebbero fare concorrenza ai Baldwin!

Gli altri non li nomino nemmeno… e forse faccio loro un favore.

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