Frank Capra: a 25 anni dalla morte, perché ricordare i suoi film?

Frank Capra: a 25 anni dalla morte, perché ricordare i suoi film?

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di Domenico Misciagna

Quando si pensa a Frank Capra, la maggior parte degli spettatori ricorda d’istinto La vita è meravigliosa (1946) con James Stewart. A 25 anni dalla sua morte del regista, avvenuta il 3 settembre del 1991, proviamo ad andare leggermente oltre quel film. Non sarà facile, perché anche secondo Francesco Rosario Capra (il nome con cui fu battezzato) La vita è meravigliosa era – citiamo: “Il più grande film che abbia mai fatto. Meglio ancora: il film più bello che sia mai stato fatto da CHIUNQUE. Non era fatto per i critici noiosi e gli intellettuali disillusi. Era il mio genere di film per il mio genere di persone.”

Capito con chi abbiamo a che fare? Mentre scriviamo abbiamo il timore diesagerare con l’analisi, di sparare termini complicati, fulminati da lui da lassù, magari con quella decisione che si intuisce dalla foto sopra. Più che perderci in analisi, noi dobbiamo dirvi perché – a meno che non siate storici del cinema – valga la pena di rivedere film in bianco e nero girati tra gli anni TrentaQuaranta, dimenticati anche dalla maggior parte dei servizi di streaming legale disponibili in Italia (ma i buoni vecchi dvd e Blu-ray vengono in aiuto). I punti di questa lista potrebbero servire anche a comporre una definizione di “alla Frank Capra” (“capraesque“), un’identificazione che ancora oggi va di moda per un certo tipo di racconto.

Frank Capra il patriottismo

Patriottismo. Nato in Sicilia, Frank emigrò negli States coi suoi nei primi del Novecento. Capra sviluppò per l’America una gratitudine eterna instillatagli da suo padre, con un principio guida: libertà. Di pensiero, di costruirsi la propria vita come meglio ci aggrada, di parola, ma anche libertà da chi mette a repentaglio il principio stesso. Insomma, i principali lungometraggi per cui Capra è ricordato sono fiabe militanti, anche accusate di populismo. Se tuttavia sui contenuti si può discutere, ancora oggi mette al muro la fede cieca in alcuni principi, sui quali sono costruiti con sicurezza granitica per esempio Mr. Smith va a Washington (1939) e Arriva John Doe! (1941). In entrambi protagonisti semplici o ingenui sono manipolati da un establishment politico e mediatico (a sua volta controllato da lobby). James Stewart nel primo film è Jefferson Smith, un neosenatore boyscout pieno di fiducia, nel secondo Gary Cooper è John Willoughby, un più ambiguo vagabondo che accetta di farsi passare per un opinionista del popolo, per soldi. Tutti e due impattano con un mondo più truffaldino di quello che si aspettavano. Alla fine in entrambi i casi la semplice sincerità, naturale per Smith, acquisita per Willaby, paga nel sollevare il popolo verso gli sfruttatori. Soprattutto, è quella semplice sincerità per Capra a essere naturalmente il fondamento dei principi per cui si batterono i Padri della Nazione come Washington e Lincoln (spesso citati).

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