Florence Foster Jenkins (il film)

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di Renata Morbidelli

New York 1944. Florence Foster Jenkins (Meryl Streep) è una ricca signora appassionata di lirica a tal punto da fondare e sovvenzionare il Verdi Club. Assecondando il suo immenso desiderio di cantare, St. Clair Bayfield (Hug Grant), il suo secondo marito che le fa da manager, fa di tutto perché la donna, nonostante non sappia assolutamente cantare, possa realizzare il suo sogno: esibirsi di fronte a un pubblico. Ad aiutarlo nell’ardua impresa entra a far parte della “squadra” il pianista d’origine messicana Cosmè McMoon (Simon Helberg). filmflorence1_1280x720Il giovane, benché all’inizio si senta in imbarazzo all’idea di abbinare il suo nome a quello della Jenkins, dietro suggerimento del marito-manager, e dietro un lauto compenso, si convince ad accompagnarla ai concerti. Con sua immensa sorpresa, il pianista scopre che la donna, nell’ambiente, è talmente amata, soprattutto a causa delle sue generose donazioni, da riscuotere un enorme successo. Ogni sua esibizione, infatti, è un trionfo e le recensioni sui giornali non sono da meno. Dal canto suo la cantante, visto il successo riscosso, si convince di essere bravissima e di avere una voce da usignolo. Tale convinzione spinge la Jenkins a incidere un disco allo scopo di regalarne una copia agli amici in occasione del Natale. Una di queste incisioni finisce nelle mani di un discografico che decide di mandarla in onda. Il brano viene ascoltato da migliaia di persone tra cui un nutrito gruppo di soldati al fronte. La bizzarra performance suscita un’altrettanto folle reazione da parte delle truppe che ne sono entusiaste. I giovani militari, grazie all’ilarità che, inevitabilmente, suscita la sua voce fanno della donna un esempio di coraggio. Tale reazione da parte dei militari va ad aumentare la già alta considerazione di sé che ha la cantante e la spinge a volersi esibire alla Carnegie Hall, la più importante sala da concerti di New York. meryl_streep_florence

Grazie all’indiscussa bravura degli attori protagonisti il film risulta essere una gradevolissima commedia brillante nella quale si alternano scene di indubbia ilarità perfettamente controbilanciate da momenti di dolcezza e di poesia. Nonostante nella finzione scenica il rapporto tra St Clair Bayfield e la Foster Jenkins vada oltre il legame strettamente professionale, questa incongruenza con la realtà dei fatti non solo non stona, ma dà al suo personaggio un pizzico di pepe in più che, magari, nella vita reale non avrebbe avuto. Bravissimo anche Simon Helberg nei panni del timido e, per certi versi, grottesco pianista McMoon. Tanto di cappello agli interpreti secondari che fanno, grazie alla loro bravura e all’ottima caratterizzazione, da perfetta cornice ai protagonisti della pellicola. Grazie all’inevitabile ilarità delle scene in cui la Jenkis canta (sia durante le lezione sia nei concerti) e alle simpatiche trovate sceniche, il pubblico in sala ride, commenta e fa battute a sua volta per poi tornare silenzioso e (quasi) commosso durante le scene finali.

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