Il filo nascosto tra Paul Thomas Anderson e Alfred Hitchcock: l’influenza delle favole gotiche

Il filo nascosto tra Paul Thomas Anderson e Alfred Hitchcock: l’influenza delle favole gotiche

Il 22 febbraio arriverà nelle nostre sale Il filo nascosto, il nuovo attesissimo film di Paul Thomas Anderson candidato a ben sei premi Oscar 2018 (Miglior film, Miglior regia, Miglior attore protagonista per Daniel Day-Lewis, Migliore attrice non protagonista per Lesley Manville, Migliore colonna sonora e Migliori costumi) e annunciato come l’ultimo lavoro dell’acclamato attore Daniel Day-Lewis.

Ambientata nella Londra postbellica tutta glamour ed eleganza, la pellicola ruota attorno alla House of Woodcock, il rinomato atelier gestito da Reynolds (Daniel Day-Lewis) e sua sorella Cyril (Lesley Manville). Sono proprio loro a dominare la moda inglese, vestendo con l’inconfondibile stile che li contraddistingue i personaggi più in vista del tempo, dalla famiglia reale e le nobildonne alle star del cinema, le ereditiere e le debuttanti. Tra le molte donne che vanno e vengono dallo studio di Woodcock, considerato uno dei più ambiti scapoli del momento, spicca Alma (Vicky Krieps), che irrompe nella vita dello stilista e stravolge la sua esistenza, diventando non solo la sua Musa ma anche la sua amante.

Come dichiarato dal regista stesso, il punto di partenza del film è stato il desiderio di costruire una vicenda d’amore gotica sulla falsa riga di Rebecca – La prima moglie di Alfred Hitchcock (1940), riprendendo quella stessa miscela di romanticismo e suspense che ha reso celebre il maestro inglese. A riprova di questa vicinanza, un video essay di Nelson Carvajal mostra alcuni dei riferimenti classici di Anderson, sottolineando le somiglianze che intercorrono tra Il filo nascosto e Rebecca – La prima moglie, ma anche La finestra sul cortile(1954), sempre di Hitchcock, e Sogno d’amanti (1949) di David Lean. Accostando in split screen inquadrature e scene tematicamente o visivamente simili, Carvajal crea dei parallelismi sorprendenti, soprattutto con Rebecca.

Entrambi i film sono infatti incentrati sulle dinamiche e gli intrighi di una relazione d’amore tumultuosa tra un uomo benestante (Laurence Olivier/Maxim de Winter e Day-Lewis/Reynolds Woodcock) e una donna dallo status sociale inferiore (Joan Fontaine/signora de Winter e Vicky Krieps/Alma). Se in Rebecca la nuova signora de Winter – non a caso priva di un nome proprio – è condannata a vivere nell’ombra dell’ultima moglie del marito Maxim, ne Il filo nascostoReynolds mette subito in chiaro ad Alma che il primo posto nel suo cuore è occupato dalla defunta madre. Un altro parallelismo viene a crearsi tra la governante del primo film, la signora Dennie Danvers, e Cyril del secondo: entrambe figure dal gelido decoro, con i loro vestiti a collo alto e i capelli sempre composti, fanno tutto ciò che è in loro potere per allontanare qualsiasi donna si avvicini ai loro uomini, agendo in modo subdolo e ambiguo per mantenere il controllo in quanto donne di casa.

Soprattutto, ciò che Anderson riprende da Hitchcock è la sensazione gotica che pervade l’intero film e che stimola una riflessione su quanto l’amore possa essere allo stesso tempo tossico e protettivo, passionale e feroce. Il filo nascosto non ha infatti niente a che vedere con le solite love story. È un film sul potere all’interno di un rapporto di coppia e sul modo in cui viene gestito. Potere esercitato persino dagli spiriti di chi è passato a miglior vita. Così, l’influenza della defunta moglie Rebecca pervade il film di Hitchcock come un gas nocivo e si concretizza nelle sue iniziali che decorano ogni asciugamano, fazzoletto e agenda della casa, facendo sentire costantemente inadeguata la nuova signora de Winter. Allo stesso modo Alma (che porta il nome della moglie di Hitchcock, coincidenza?) si sforza di superare il paragone con la defunta madre del compagno, cimentandosi nell’ardua impresa di liberare l’aria dai segni indelebili che lo spirito della donna ha lasciato alle proprie spalle.

Interessante anche il gioco di rimandi che Anderson, come Hitchcock, costruisce tra la storia d’amore e la location (rispettivamente l’House of Woodcock e il castello di Manderley): estensione dell’anima dei proprietari, le dimore vengono esplorate dalle due “nuove” donne per cercare di capire i loro compagni, muovendosi all’interno di ambienti gotici e infestati dagli spiriti del passato, inquietanti e minacciosi. Queste sensazioni misteriose sembrano provenire dai modelli letterari comuni ai due film. In entrambe le storie riecheggiano infatti le atmosfere di romanzi gotici moderni, quali “Jane Eyre” di Charlotte Brontë o “Grandi speranze” di Dickens, che suggeriscono ai film svolte sinistre e trame oscure. Proprio come le favole senza tempo di amore e perdita dei loro predecessori letterari, Rebecca e Il filo nascosto hanno le sembianze di due accattivanti film romantici, ma piano piano perdono quest’aura sognante e rivelano la loro essenza gotica, che stava solo aspettando di venire allo scoperto.

Sorgente: Il filo nascosto tra Paul Thomas Anderson e Alfred Hitchcock: l’influenza delle favole gotiche

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