Dal buio alla luce – Marie Heurtin

Dal buio alla luce (locandina)

di Renata Morbidelli

Fin dalle prime scene, il film “Dal buio alla luce” di Jean Pierre Améris ricorda da vicino la pellicola “Anna dei miracoli” in cui si racconta lo strano rapporto tra Helen Keller, sordo-cieca dalla nascita, ed Annie Sullivan sua istitutrice. Come Heln, Marie è nata sorda e cieca e, come la ragazzina dell’Alabama, è praticamente ingestibile. I genitori, pur amandola moltissimo, sono disperati e non sanno come riuscire a educare una figlia dal carattere forte e ribelle. Decidono, quindi, di portarla nel convento di Larnay, nei pressi di Poitiers, dove un gruppo di suore si prende cura delle bambine sorde e le educa, tra le altre cose, ad apprendere il linguaggio dei segni. In un primo momento, dato lo strano comportamento della ragazzina, la Madre Superiora decide che la piccola Marie non può restare nel convento, ma suor Marguerite, determinata e coraggiosa, decide di voler tentare a tutti i costi con lei. Quell’animaletto, come viene definita dalla Madre Superiora, per la giovane suora è una creatura meravigliosa che ha solo bisogno di essere amata e guidata. Durante i primi mesi, nonostante gli innumerevoli sforzi, suor Marguerite non riesce a trovare un punto di contatto con la piccola Marie che continua, imperterrita, a rifiutare ogni tipo di approccio. Improvvisamente, prendendo spunto dal fatto che il suo oggetto preferito, che non abbandona mai, è un coltellino svizzero, suor Marguerite tenta di farle capire qual è il gesto corrispondente alla parola “coltello” nel linguaggio dei segni. marie-924x555 Come accade per Helen della celeberrima pellicola sopracitata, la scoperta di una corrispondenza tra l’oggetto amato e il gesto che lo identifica, unita all’amorevole insistenza della suora apre, seppur lentamente e con molte difficoltà iniziali, un varco nel suo mondo fatto di buio e silenzio. Da quel momento in poi la piccola Marie e suor Marguerite diventano molto più che allieva e istitutrice. La seconda parte della pellicola, infatti, è completamente incentrata sul loro delicato e meraviglioso rapporto di amicizia che legherà entrambe per la vita. A mio avviso, “Dal buio alla luce”, pur assomigliando per molti versi alla pellicola “Anna dei miracoli”, dalla quale il regista stesso credo abbia tratto spunto per il suo film, colpisce lo spettatore per il modo in cui mette l’accento, più che sul lato educativo, su quello umano del rapporto tra le due protagoniste.

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