Brooklyn: dalla provincia alla grande città

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di Renata Morbidelli

È il 1952. Ellis Lacey è una ragazza, poco più che ventenne. Vive con la madre e la sorella in un paesino irlandese ed è una commessa in un emporio dove si vende un po’ di tutto. A una come lei, timida ma intraprendente, questa vita va un po’ stretta e decide, aiutata anche da un prete amico di famiglia, di andare a Brooklyn a costruirsi un futuro migliore. Dopo un inizio traumatico, durante il quale la giovane si sente sopraffatta dalla nostalgia di casa, Ellis inizia ad ambientarsi. Pur mantenendo la sua semplicità, da ragazza di campagna, diventa una vera signorina di città e, in un locale di ritrovo per irlandesi, incontra anche Tony, un italoamericano. I due si frequentano e si innamorano. Con Tony al suo fianco, e con un buon lavoro in uno dei negozi più in di Brooklyn, Ellis prende il volo. Non solo si è ambientata, ma capisce anche che la sua vita non può essere in nessun altro posto se non là dove tutti i suoi sogni si sono avverati e dove può essere se stessa. La morte improvvisa della sorella la costringerà a tornare, almeno per qualche tempo, in Irlanda. Una volta in patria, immersa nella vita di provincia, entra in crisi. Qual è il luogo che può chiamare Casa? Quello dove è cresciuta o la grande città statunitense? Sono queste le domande che si fa lo spettatore insieme a Ellis per tutta la seconda parte del film. A mio avviso, il regista, riesce a rendere molto bene sia la storia sia l’ambientazione della stessa. Crowely riesce a farci entrare, con garbo ed eleganza, nella società degli anni ’50 in cui le buone maniere e il contegno erano fondamentali, soprattutto per le ragazze che, in ogni occasione, dovevano comportarsi come delle vere e proprie signore. Uno dei luoghi in cui queste regole vengono più volte sottolineate è il pensionato dove Ellis, insieme ad altre coinquiline, si trova a condividere il tetto e la mensa con la padrona di casa: una signora all’antica che fa, quasi, da mamma alle sue pensionanti. La stessa atmosfera, seppur in un ambiente prettamente maschile, la si respira in casa di Tony. Altro aspetto da sottolineare è come i protagonisti Saorise Ronan ed Emroy Cohen, complice la loro giovane età, molto vicina (se non identica a quella dei personaggi che interpretano), riescano a rendere in maniera convincente l’intensità, la freschezza e la passione di un sentimento forte come l’amore che li lega e attorno a cui ruota tutta la pellicola. Ben riuscito, a mio modesto parere, anche il modo in cui viene sottolineata la differenza tra la vita di provincia e quella di una grande città come Brooklyn.

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