Borg vs McEnroe, prima rivali e poi amici

di Renata Morbidelli

Fin da quando ho saputo che nella Sala cinematografica della mia città avrebbero proiettato il film Borg vs McEnroe, la mia mente è tornata ai ricordi di quei due tennisti, così diversi e così simili, la cui rivalità ha fatto talmente eco da essere celebrata in una pellicola.

Guidata proprio dall’ondata dei ricordi e da una crescente curiosità, sono andata a vederlo. Il film inizia con l’immagine del tennista svedese affacciato al balcone della sua stanza d’albergo la mattina della vigilia della prima partita contro McEnroe. Oltre ad avere i muscoli in tensione per la posizione assunta, l’uomo è visibilmente teso e pensieroso. A soli ventiquattro anni ha già alle spalle quattro vittorie consecutive al torneo di Wimbledon e sta per affrontare la finale per la quinta volta. Il suo rivale in campo è il giovane tennista statunitense John McEnroe noto, più che per la bravura, seppur indiscussa, per il temperamento irascibile.
Da questo momento in poi, l’intera pellicola è tesa a mostrare i reciproci passi che hanno portato i due tennisti a diventare quello che sono e a mostrare il diverso approccio all’incontro che li vedrà uno di fronte all’altro nel giro di poche ore.

Nella scena successiva troviamo Borg giovanissimo che si allena a tennis tirando colpi a una porta di un garage fingendo di avere di fronte un avversario, mentre il padre, orgoglioso, lo riprende con una telecamera. Poi si ritorna al recente passato e ritroviamo Bjorn che gira in incognito per le strade di Parigi e cerca di rilassarsi prima di partire per affrontare il torneo di Wimbledon.

Ora l’attenzione si sposta su John McEnroe e troviamo il giovane tennista che, match dopo match, oltre ai suoi successi in campo, colleziona richiami a causa del suo temperamento impulsivo.
Come in una partita a tennis, dove la palla rimbalza sotto i colpi degli avversari, da una parte all’altra del campo, l’attenzione torna su Borg appena quindicenne che, sebbene sia già una promessa del tennis, a causa del suo temperamento impulsivo, rischia di finire anzi tempo la sua carriera. Grazie al suo indiscusso talento, viene notato da una vecchia gloria del tennis svedese che lo prenderà sotto la sua ala protettrice.

La palla passa ora a McEnroe e si torna al presente. Troviamo, stavolta, il tennista statunitense che cerca freneticamente informazioni su Borg ascoltando i racconti dei suoi amici e colleghi; lo incontriamo mentre risponde in malo modo ai giornalisti che lo intervistano e, ancora, mentre fa baldoria alle feste e nei locali.
Come in un gioco perfettamente equilibrato, il film, in una serie di passaggi tra passato e presente, porta lo spettatore a vivere, quasi in prima persona, l’attesa per poi terminare, magistralmente, con i momenti salienti di un match che è entrato nella storia. 

Durante le scene riguardanti il match vero e proprio, l’emozione sale alle stelle. Colpo dopo colpo, commento dopo commento e attimo dopo attimo, ci si ritrova a rivivere, o a vivere per la prima volta, la tensione che si respirava dentro e fuori dal campo. Durante quel match tutto parla: le espressioni di Borg e McEnroe, i volti degli spettatori e la frenesia dei commentatori. Grazie alla bravura degli interpreti e, anche e soprattutto, al grande studio che c’è stato (e che emerge) dietro a ciascun particolare, lo spettatore si trova quasi a vivere in diretta la suspense di una partita giocata quasi trenta anni fa. Le scene successive, sebbene sciolgano tutta la tensione vissuta pochi attimi prima, ci mostrano i due tennisti che, ormai liberi da qualsiasi pressione, si scambiano un abbraccio all’aeroporto di Londra. 

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