Attacco al potere 2, divertimento fracassone

di Giancarlo Ibba

Quando si va a vedere al cinema un film intitolato “Attacco al potere 2”, con protagonista Gerald Butler, si ha quasi london_has_fallen_ver4_xlgla certezza matematica di trovarsi sullo schermo un prodotto di un certo tipo. Anche in questo caso è cosi. “Attacco al potere 2 – London has fallen” rispetta in pieno la regola base dei sequel hollywoodiani: più esplosioni, più morti e più azione. Naturalmente, quando già nei titoli di testa scorrono nomi e marchi noti ai videogiocatori di FPS (First Person Shooter), gli spettatori più smaliziati capiscono subito a cosa vanno incontro, così spengono la parte razionale del cervello, si assestano sulla poltroncina e si preparano a godersi lo spettacolo. Senza preconcetti socio-culturali e con gli occhi spietati dell’adolescente. E’ questo, infatti, lo stato d’animo giusto per gustare una pellicola girata e interpretata senza nessuna pretesa artistica o autoriale, infarcita di stereotipi, cliché ed esagerazioni. Tutto sommato, però, ho trovato questo seguito più “spassoso” del precedente film. I motivi? Proprio la trama ai limiti della logica (ma non così tanto, in fondo) e la grande faccia tosta di portarla a termine. La regia tiene con astuzia il piede sempre incollato sull’acceleratore, sbandando clamorosamente nella sparatoria iniziale, ma rientrando in carreggiata giusto in tempo per il gran finale dei fuochi d’artificio. La CGI, per quanto abbia sentito dire il contrario, mi è parsa migliorata rispetto al prequel. Fermo restando che si tratta di una pellicola con budget medio-basso. Nel cast, che ruota come ovvio intorno al super-macho ghignante Gerard Butler, spiccano numerosi caratteristi london-has-fallen(Morgan Freeman, Angela Basset, etc..), veterani di indubbio valore: tutti quanti, purtroppo, relegati a camei più o meno azzeccati. Persino il presidente interpretato dal bravo Eckart, sballottato di qui e di là dalle necessità frenetiche della prevedibile sceneggiatura, viene ridotto al rango di comparsa parlante. Butler gigioneggia da suo pari, gonfiando i muscoli e serrando la mascella volitiva, donando al personaggio una per nulla vaga componente psicotica. Finché non ci si ferma a pensare alle incongruenze e alla stupidità delle tattiche, la sospensione della credulità funziona abbastanza bene. Ripeto: questi non sono film da guardare con il cervello in modalità on. Tutto o quasi viene sacrificato sull’altare dell’intrattenimento tamarro, fracassone e ad alto tasso di testosterone. Non che io abbia qualcosa contro queste “divinità”, anzi. Preferisco un onesto prodotto di questo genere a certe menate per intellettualoidi di sinistra. Questa provocatoria riflessione, mi porta dritto all’ultimo punto di questa recensione: cioè, le diverse scene politicamente scorrette presenti in questa pellicola. Di questi tempi, dove si bada bene a non offendere nessuno, neanche nelle opere di fantasia, ciò che un tempo era la norma (vedi i film degli anni ’80) ora appare come una coraggiosa trasgressione.

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