Alla ricerca di Dory: l’amicizia non conosce ostacoli

finding-dory-locandina

di Renata Morbidelli

Tredici anni dopo l’uscita del fortunato film Alla ricerca di Nemo, la Disney Pixar lancia sugli schermi Alla ricerca di Dory. Nell’antefatto ci troviamo di fronte a una coppia di pesci chirurgo che tenta di insegnare alla loro unica figlia, che soffre di perdita della memoria a breve termine, alcuni semplici metodi per farle ricordare alcune cose basilari. Poco dopo, con un rapido passaggio di eventi, ci ritroviamo nel momento in cui la simpatica pesciolina smemorata vive ormai da un anno in una tana accanto all’anemone urticante che fa da dimora a Nemo e Marlin. In una giornata come tante, durante una lezione del maestro Ray, che spiega come gli animali, grazie all’istinto, riescono a ritrovare la via di casa, un ricordo improvviso fa accendere una lampadina nella mente di Dory: Gioiello di Morro Bay, California. È da là che viene e proprio là l’attendono i suoi genitori!! L’entusiasmo per il fatto che, proprio lei, la pesciolina più smemorata dell’Oceano, si sia ricordata una cosa così importante coinvolgerà i suoi amici Nemo e Marlin in un altro viaggio avventuroso e pieno di sorprese. Ad aiutarli nell’impresa ritroveremo vecchi e nuovi amici: uno dei primi è la tartaruga Scorza che, come nella prima pellicola, aiuterà i tre pesciolini ad attraversare la dorsale oceanica fino alla California. Una volta giunti nei pressi del parco oceanografico, i tre pesciolini verranno aiutati da alcuni ospiti del Gioiello di Morro Bay grazie alle loro bizzarre caratteristiche. Hank è un polipo che, in cambio del cartellino con la scritta “quarantena” di Dory, la aiuterà a ritrovare la vasca dove vivono i suoi genitori e verrà aiutato, a sua volta, da lei a scoprire che gli ottopodi hanno tre cuori. Destiny è uno squalo balena fortemente miope che desidera vivere in un mondo senza muri, mentre Bailey è un delfino beluga che crede di aver perso il suo “sonar” solo perché non sa come farlo funzionare. Entrambi, grazie anche e soprattutto al carattere solare della pesciolina, che non si perde mai d’animo di fronte alle difficoltà, ritroveranno la fiducia in se stessi e scopriranno che i limiti più difficili da superare non sono tanto le mura del parco oceanografico, ma quelli della propria mente. Nel frattempo, Marlin e Nemo, imparando ad affrontare ogni problema come aveva, involontariamente, insegnato loro Dory, riescono a superare ostacoli che credevano insormontabili e, nelle scene finali, grazie allo straordinario lavoro di squadra di tutti i pesci, grandi e piccoli, il lieto fine è assicurato.

In questo lungometraggio animato, nel quale non mancano scene commoventi, attimi di pura tensione e trovate divertenti, come ormai accade sempre più nelle pellicole della Disney Pixar (cortometraggi compresi), oltre alla storia in sé, che attrae i più piccoli, il pubblico adulto può cogliere un buon numero di messaggi e spunti di riflessione da affrontare anche a casa coi propri figli. Ciascuno dei personaggi, attraverso il suo comportamento (fobie comprese), è stato creato e studiato, a mio avviso, per permettere agli adulti e ai genitori di affrontare argomenti delicati in una maniera abbastanza semplice. Un altro importante argomento trattato nella pellicola, come in molti altri film della medesima Casa di Distribuzione, è l’accettazione delle diversità e la possibilità di instaurare legami d’amicizia, a volte anche profonda, tra creature che, per natura, non lo sarebbero affatto.

Related Post

One thought on “Alla ricerca di Dory: l’amicizia non conosce ostacoli

  1. In “Alla ricerca di Dory” gli autori non hanno lasciato uguale solo il titolo della storia, ma anche la trama. UGUALE! Ve lo giuro! Ero di fianco ad una fila di 6 o 7 bambini e dopo 15 minuti uno -piagnuccolando- rivolto alla mamma, ha detto “Mamma ma questo lo abbiamo già visto!”. Io sono riuscita a vedere solo il primo tempo. Una delusione completa e allora per non perdere anche tempo me ne sono andata durante l’intervallo. Non c’era una idea originale e non lo si può definire altro che un remake.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

19 + sedici =

*