Balla coi lupi è un CAPOLAVORO

di Giancarlo Ibba

716IhEabZfLChi mi conosce (o ha letto quello che scribacchio), sa che sono un grande appassionato di cinema. Io mi definisco un “cinefilo onnivoro”. Insieme ai libri, i film costituiscono il mio pane quotidiano. La malattia è così grave che, al contrario delle persone normali, quando vado in bagno io non leggo il classico giornale sportivo (o le etichette dei detersivi nei paraggi) ma il poderoso Dizionario dei film dei Morandini. Non sia mai che mi sfugga un titolo! Spesso dico che vorrei vivere accampato in mezzo agli stand del Salone del Libro di Torino. Altrettanto di frequente (scherzando, ma non così tanto) sostengo che, dopo la mia morte e cremazione, vorrei le mie ceneri disperse tra gli scaffali dei DVD/Blu Ray di un noto negozio di elettronica (non faccio il nome, ma è quello dove il cliente è nel suo regno). Non so quanto ne sarebbero felici i commessi, sempre sorridenti nella loro divisa blu: già mi vedono con così tanta frequenza da scambiarmi per un collega in borghese. Qualche volta sono addirittura io che fornisco informazioni su collocazione o caratteristiche dei vari prodotti audiovisivi agli altri avventori in attesa, mentre loro sono impegnati.
Dopo la solita lunga premessa, veniamo al sodo di questo articolo: quali sono i miei film preferiti? E, tra questi, quale porterei nella famigerata isola deserta? Se per il libro la risposta è facile e immediata (IT), quando si parla di film la cosa diventa molto, molto più complicata. Le ragioni del cuore conoscono solo strade in salita (e non chiedetemi come mi è venuta in mente questa frase, perché non ne ho idea).
Molti di voi (soprattutto quelli che hanno letto i miei romanzi), considerato il mio background e le inclinazioni, potrebbero supporre che il mio film prediletto sia un thriller/horror (vedi il mio articolo su Psycho). Giusto? Sbagliato. Facciamo un passo indietro. I miei tre registi preferiti sono, in ordine decrescente, questi: Sergio Leone, Alfred Hitchcock, Stanley Kubrick. Oltre a questi ce ne sono altri, come Steven Spielberg, John Woo e… Mel Gibson (accetto già le critiche, ma, voi dite quello che volete, il tanto bistrattato Mel quando gira un film si impegna come pochi altri). Però, mi dispiace per loro, si sono persi per strada e vengono dopo in classifica. Come mai? In poche parole, potrei dire che (a differenza di Steven e John – Mel è un caso a parte) Sergio, Alfred e Stanley, in ogni loro singola opera hanno messo le famose tre “C”: cuore, cervello e c*****ni. Inutile citare tutti i capolavori immortali che questo allegro trio ha sfornato in passato (purtroppo, nessuno di loro è più tra noi… e l’assenza si nota!) li conoscete tutti, anche senza essere folli cinefili come il sottoscritto. Ma… sto di nuovo divagando! Dunque, volete proprio sapere qual è il mio film del cuore? Sorpresa, sorpresa… si tratta di Balla coi lupi.
Colpo di scena.

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Non starò qui a ripetere le solite cose su questa pellicola: il viaggio ispiratore dell’autore del romanzo omonimo Michael Blake, l’ostinazione di Kevin Costner per riuscire a fare il film in un periodo in cui il western era in agonia ai botteghini, i complessi problemi produttivi, i migliaia di metri di pellicola girata, l’inattesa valanga di premi Oscar, il sorprendente successo di critica e pubblico, etc… No, tutto questo potete trovarlo su wikipedia o negli extra dei DVD (dico DVD, perché in Italia l’unica versione uscita in blu ray è scandalosa). Vi parlerò invece delle emozioni e sensazioni che, ogni volta, la visione di questo film suscita nel sottoscritto. Balla_coi_lupiDico “ogni volta” perché l’ho visto così tante volte da conoscere a memoria tutti i dialoghi (anche quelli in lingua Lakota), le frasi della voce narrante, gli angoli delle inquadrature, le evocative note della colonna sonora e i piccoli dettagli sullo sfondo della scenografia dei vari set.
È l’effetto collaterale della cosiddetta magia del cinema.
La magia, quando ho visto per la prima volta Balla coi Lupi (in un cinema afoso, silente e semivuoto), è cominciata già dai titoli di testa, con quella musica suggestiva, epica e suadente che preannunciava un grande spettacolo. Fin dal principio ho capito che quella che mi accingevo a guardare era una pellicola fatta per passare alla storia del cinema. Ho uno strano sesto senso per certe cose, non che questo mi renda speciale… spesso non mi ricordo neanche cosa ho mangiato a pranzo. Un giorno ne scriverò, forse. Sta di fatto che, fin dalle prime battute, Balla coi Lupi mi ha ipnotizzato e incollato alla poltroncina. Quella che ho visto, allora, era la versione “breve” di 181 minuti (esistono anche l’estesa di 224 e la integrale di 236, quella che possiedo io, in doppio DVD edizione speciale), ma al termine della visione ero triste (oltre che con gli occhi umidi e la gola chiusa per quello che capita a Cisco e Due Calzini, quanto odio quel bastardo di Spike!)… ne volevo di più! Avete presente quando avete ancora sete, dopo aver scolato l’unica bottiglia in casa? Una cosa del genere. Certe storie e personaggi li seguirei per anni, o decenni, per questo vado pazzo per le serie televisive. Non mi capita spesso, ma, quando capita, è il segno certo e inequivocabile che mi trovo davanti a un capolavoro. dances_with_wolvesE Balla coi lupi è un CAPOLAVORO. Un’opera che dobbiamo unicamente alla cocciuta abnegazione di Kevin, il quale, mettendo a rischio la sua carriera e le sue finanze, si è buttato anima e corpo in questo folle progetto, animato dalla passione e dal fuoco sacro dell’ispirazione. Tutto questo traspare da ogni singola sequenza e movimento di macchina. Raramente si trovano film di quella lunghezza così equilibrati (persino nella versione più tagliata), in qualsiasi aspetto, a partire dalla scelta del cast. Il cast, già. Praticamente tutti in stato di grazia. Tanto che vedo solo i personaggi e non gli attori che li interpretano: Simmons, Alzata con Pugno, Dieci Orsi, Uccello Scalciante, Vento nei Capelli, Ride coi Denti e… John J. Dunbar, il protagonista. Kevin è uno dei miei attori preferiti, gli voglio tanto bene, ma non posso certo affermare che sia un grande attore (specie quando lo vedo nella pubblicità del tonno: “So good”), eppure qui è perfetto: quando si dice il ruolo della vita, si intende proprio questo. Per me Kevin sarà sempre John J. Dunbar. Totale sintonia, fisica ed emotiva, con il personaggio. Magari è solo un illusione della mia mente dovuta all’amore che provo per questo film (ricordate le ragioni del cuore di cui parlavo sopra?), ma non credo, visto il numero incredibile di fans che Balla coi lupi ha conquistato in tutto il mondo, dal Giappone alla Lapponia. Perché? Perché è una di quelle storie universali, capaci di toccare le corde profonde che stanno dentro ogni essere umano. C’è tutto quello che ci deve essere e anche di più: la tragedia, l’onore, il coraggio, l’amore, la vendetta, l’invidia, la vigliaccheria, la cattiveria, l’amicizia… potrei continuare l’elenco, ma a che servirebbe? O sapete di cosa parlo o non lo saprete mai. E, se siete quest’ultimo tipo di persone, non vi piacerà Balla coi lupi. Non perdeteci tempo (181, 224 o 236 minuti che siano) Lo troverete noioso, lunghissimo, zeppo di sottotitoli, con troppa gente silenziosa che si scambia occhiate dentro teepee fumosi e nemmeno una bella esplosione a ravvivare un po’ l’azione di tanto in tanto.

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Ho conosciuto molti di questi tipi (eh, sì, purtroppo sono quasi sempre maschi). Non puoi spiegargli la bellezza del primo tramonto che John J. Dunbar ammira dopo essere arrivato all’avamposto. Non riesci a trasmettergli l’adrenalina prodotta dalla scena della caccia ai bisonti. Non puoi condividere la gioia di vedere Due Calzini che osserva da lontano, restando in disparte, le vicende che si svolgono nella prateria. Non puoi dirgli che ti viene sempre la pelle d’oca e un magone così quando, nell’epilogo, Balla coi lupi (e Alzata con Pugno) abbandonano lentamente a cavallo il campo invernale della tribù in fuga, mentre dalla cima brumosa di una montagna Vento nei Capelli urla a squarciagola il nome del suo amico, come se fosse un disperato grido di battaglia indiano. Non puoi dire anche molte altre cose, ma questo è un altro discorso.
Beh, la finisco qui… perché altrimenti mi viene voglia di riguardarlo, adesso. Subito.
Ah, sì, dimenticavo: “Balla coi lupi is so good!”.

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